Norberto Bobbio è forse il più conosciuto e stimato scienziato politico del nostro paese.
Scopro dal sito di Internazionale che su Le Monde di ieri è apparso un commento al suo libro “il futuro della democrazia“, scritto nel lontano 1984 e ritenuto ancora tanto attuale da essere ripubblicato in questi giorni in Francia.
Vi riporto una sintesi tradotta dell’articolo:

È pericoloso credere di detenere la verità, perché si sarebbe sempre tentati di imporla agli altri, pensando di fare il loro bene. È ugualmente pericoloso non credere in niente, e sostenere che la verità non esiste o è inaccessibile, perché si finirebbe col rinunciare a qualunque riflessione. La soluzione secondo il filosofo italiano Norberto Bobbio consiste nel cercare di avvicinare, il più rigorosamente possibile, delle verità che si possono definire approssimative: né completamente certe né del tutto insensate.
Non riesco a non trarre (ahimè, sono un caso disperato, lo so) da questa lettura uno spunto per riflettere su che diavolo va succedendo all’interno della Sinistra Italiana, sul Partito che andiamo a costruire e -perchè no- sul principio di Laicità di cui molto s’è parlato, si parla e ancora si parlerà.
Nella scelta di abbandonare nomi, sigle, simboli del secolo scorso sta proprio la novità politica di cui dobbiamo essere portatori.
Praticare una politica post-ideologica, il tentativo di abbandonare i dogmi, le fedi, i testi sacri e le verità rivelate, lasciare la terra-ferma e navigare in mare aperto… vorrei fosse questa la sfida centrale del partito verrà.
L’idea delle verità approssimative, di quella battaglia contro il fondamentalismo da un lato e contro il qualunquismo dall’altro, rende alla grande l’immagine della umiltà e della forza del ruolo che si è chiamati a svolgere, ossia di incarnare la forma e la sostanza del mondo che viviamo e di come lo viviamo. In una parola: l’incertezza.
Mi domando se può questa immagine essere vincente… anche a livello estetico.
E’ pensabile caraterizzarsi come
la
sede delle
battaglie e delle contraddizionicaraterizzarsi come la sede delle battaglie e delle contraddizioni avversando l’idea dei partiti monolitici veicoli di certezza?
Sostenere contemporaneamente che il mondo è difficile e complicato e ciònonostante lo si può capire, interpretare, trasformare?
Coltivare la cultura del dubbio metodico e de la critica alle credenze e alle abitudini e coniugarla con la necessità delle scelte, delle decisioni e delle sintesi?
Com’era la scritta sulla maglietta di Cass, Anto? Qualcosa del tipo…
La tecnica è l’arte della complessità, la creatività è l’arte della semplicità.
Tecnica e creatività, dirigenti e costruttori.
Ciò di cui abbiamo bisogno.
Ps: appena ho tempo criticherò questo mio idialliaco post.
La realtà di questi giorni è cacca allo stato puro. Bisogna far qualcosa!!
Scritto in
...e chi se ne frega!,
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antonio
non ho testa per cose piu` serie…correggo solo la citazione di cass:
“il tecnicismo e` dominare la complessita`,
il genio la semplicita`”