questioni di legalizzazione

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tonistamattina ho mal di testa, dunque non studio. il mal di testa mette malumore, che si confà (per me) all’analisi politica. una canna gioverebbe al mio mal di testa, ed infine, ho appena letto tra i vostri commenti schermaglie di discussione sulla legalizzazione. …dunque, giacchè tutto sembra portare lì, stamattina metto in moto il cervello provando a parlare di legalizzazione. e probabilmente sarò un po’ incoerente, chè su questo tema ho cambiato idea tante volte: a 14-15 anni ero favorevole, e non volevo sentire ragioni…era semplice ribellismo giovanile, poi all’epoca fumavo molto, e come sempre accade, il ribellismo una vena strumentale l’aveva anche nel mio caso. poi a 17 anni in interail passai da amsterdam, e conclusi che la legislazione non va fatta in base ai soli principi, ma pragmaticamente, considerando gli esiti che produce nella società…e a vedere l’orda di italiani inebetiti e molesti, mi dissi che non avrei voluto vivere in una città così. che l’orda di connazionali di cui sopra, che inebetiti erano sì, ma non certo dalla droga, avrebbe guastato il mio sogno libertario, a cui preferivo un ordinato proibizionismo, che almeno costringesse a nascondere gli eccessi nel privato. poi andai all’università, ed ero tra quelli che credevano che andare all’università fosse accedere finalmente al mondo delle discussioni intellettuali mature.
…con patetica ingenuità, vittima intellettualista, cercavo risposte in teorie dello stato e della società. ancora “cosa è giusto, cosa è sbagliato”…continuavo a dare per scontato (retaggio della mia adolescenza veterocommy) che lo stato dovesse educare… e la domanda era dunque di stile educativo: lo stato padre, deve lasciare il popolo libero, oppure vietare paternalisticamente…e se vieta, perchè: perchè fa male, o semplicemente per evitare gli eccessi che avevo visto ad amsterdam…?
tutto tempo perso.

ora, e mi risparmio l’esegesi della mia posizione attuale, credo invece che lo stato NON DEBBA educare nessuno. la legislazione può sì avere fondamenti etici, ma non finalità etiche. o meglio, chè questa frase così com’è è quasi un controsenso: quello che non deve avere, sono le finalità pedagogiche.
la società si educa da sola. gli usi e i costumi si determinano autonomamente. e tutto, davvero tutto, una volta consolidatosi come uso sociale, diventa per ciò stesso “morale”. l’agire di qualsiasi maleducato, una volta in buona compagnia, produce educazione.
…per mancanza di fantasia cedo stavolta all’uso del brocardo, che in generale aborro: leges sine moribus vanae. ed è impossibile negare che nel costume italiano dei giorni nostri, o almeno della nostra generazione (chè tra i >40enni c’è ancora chi non se ne rende conto), fumarsi le canne abbia il solo stigma dell’illegalità. socialmente, culturalmente, è completamente accettato. tra i nostri coetanei, sono pochissimi gli ambienti in cui ci si sentirebbe in imbarazzo ad ammettere di fumare, o di averlo fatto. …e se l’imbarazzo non c’è, vuol dire che la cultura sociale ha accettato la pratica. a dir la verità, siamo quasi già a questo punto per quanto riguarda la cocaina: sono sempre meno gli ambienti in cui uno si vergognerebbe ad ammettere le proprie strisciate.
ora, una legge che vieti qualcosa di socialmente accettato, è inutile e dannosa. …come quando ti mettono il limite di velocità a 10 km/h: nessuno lo legge davvero come un limite di velocità. …è talmente assurdo, che per tutti noi non è altro che un invito ad andar piano…poi, cosa sia “piano”, è soggettivo. quindi ognuno fa un po’ quel che cazzo gli pare, finchè soggettività estreme per cui piano è 100 all’ora non inducano l’autorità ad intervenire, e comminare multe simboliche. …leggi assurde, scollate dalla realtà sottostante, non sono altro che l’arbitrio dell’autorità: così lo sfigato che si trova a passare dopo il nuvolari che andava a 100 all’ora, si becca una multa perchè va a 30 all’ora dove c’è il limite di 10, e non può dir niente…perchè così è la legge. …hai voglia a dire che “così fan tutti, così si è sempre fatto”. perchè la risposta non potrà che essere “beh, così tutti han sempre sbagliato”.

ha senso vietare pratiche socialmente accettate, solamente quando queste siano dannose per i cittadini. e io aggiungerei di stare parlando di esternalità. ovvero: si dovrebbe vietare “X”, non se fa male a chi fa “X”, ma se fa male a chi “X” non lo vuole neanche fare: chè ciascuno è libero di farsi del male (ci mancherebbe pure ci mettessimo ad arrestare i tentati suicidi…magari l’illuminatissimo papa arriverà a suggerire di punire anche questo grave sfregio al dono prezioso della Vita), finchè non nuoce agli altri.
a CHI fa male che io mi fumi una canna, o mi faccia di coca, o di eroina, o di extasi (o come cazzo si scrive) ?!
…mi dirai “eh, ma se stai guidando”… bene: se guido in stato di ebbrezza, qualsiasi sia la causa, mi metti dentro e mi rilasci su cauzione. a me sta bene. …”e che mi dici della spesa sanitaria, che grava su tutti, se ti devono ricoverare a causa del tuo uso di droga”… benissimo: facciamo che la sanità rimane com’è, ma che le cure dovute ad abuso di droga uno se le deve pagare da solo. …oppure , se per qualcuno dovesse essere un problema lo squallore di gruppi di giovani strafatti nella pubblica piazza, si potrebbe sempre vietare l’uso di droghe in luoghi pubblici.

tutto questo per dire che quali che siano i motivi per cui a uno non piace la diffusione dell’uso delle droghe, non c’è motivo per vietarne la vendita: un conto è l’accesso, un conto sono le modalità d’uso. si può consentire la vendita e regolare le modalità d’uso. …l’unica ragione per vietare la vendita tout-court è di ritenere si debba impedire, a ciascun individuo, dovunque, di fare uso di queste sostanze…e non riesco a trovare nulla che giustifichi una simile posizione.

infine, passando alla pragmatica: (e dico l’ovvio) vietare la droga non significa cancellarla, ma semplicemetne alzarne il prezzo e ridurne (ma non azzerare!) la quantità. tutte cose (i.e. alzare i prezzi e ridurre la quantità) che possono essere fatte con un sistema di tassazione. la differenza è che i proventi fiscali andrebbero allo stato, e potrebbero (per esempio) finanziare la spesa sanitaria di cui godono i cittadini che di droga non si fanno (anche se l’uso migliore per me sarebbe di ridurre la pressione fiscale diretta); mentre lasciando il divieto, del sovrappiù se ne appropria la criminalità organizzata. …ora, a meno che uno non abbia curiose teorie sul moltiplicatore del reddito in questo particolare settore economico, in generale tenderei a concludere che finanziare la criminalità sia un male per una società.

…ragazzi, scusatemi: il mal di testa è aumentato…il post è scombinato così com’è…e quello che voglio dire si è capito. se qualche argomento non fosse chiaro, scriverò in altro momento, che senza mal di testa magari riuscirò a essere più chiaro.

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10 Responses to “questioni di legalizzazione”

Davidino

Sono d’accordo…è quello che avevo detto nei commenti precedenti che evidentemente hai letto con attenzione. Ribadisco dunque la mia idea chiave:

1) Progressiva depenalizzazione del consumo di sostanze stupefacenti di origine organica, privilegiando soprattutto la Cannabis, accompagnando il tutto da una forte campagna di sensibilizzazione nelle scuole sui rischi e gl’effetti che il consumo prolungato di qualsiasi tipo di droga può portare alla propria salute psico-fisica.

2)Legalizzazione della sola canabis dapprima ad uso medico e industriale e subito poi a livello di consumo individuale.

3)Regolare per legge la possibilità di coltivare fino aun numero massimo di due tre piante per uso personale e comunque privato.

4)Regolare per legge la possibilità di consumo in locali o luoghi pubblici debitamente attrezzati e con regolari permessi.

5) Monopolio di stato sulla vendita di semi e sostanze da consumo.

Francamente sarebbe utile pensare anche alle cosiddette stanze del buco, necessarie a dare almeno garanzie sanitarie dignitose a chi ormai è tossicodipendente irrecuperabile, interessante poi la proposta di incentive e disincentivi, personalmente il consumo di droghe sintetiche non mi trova tanto favorevole ma non voglio macchiarmi di moralismo ipocrita anche se per chi guida sotto effetto di stupefacenti o alcool è giusto un inasprimento delle pene…l’obbiettivo è un consumo consapevole che non metta a rischio il prossimo…che ne pensi o pensate???

Dario

E non potrebbe bastare il pur disperato tentativo di limitare il consumo e far calare il giro d’affari e il mercato? secondo me uno stato che accetta socialmente il consumo di cocaina non è uno stato. Oltre alle funzioni di sballo, la coca la usano ad esempio i giovani muratori nei cantieri del nord per fare più straordinari e stare svegli, massacrandosi. Io penso che ci stiamo pericolosamente avvicinando alla “necessità” di drogarsi in certi ambiti… accettare questo per me è spaventoso, vedere aumentare il numero di persone che risolvono i problemi con coca e farmaci è tremendo. E poi la coca crea dipendenza, quando chi ha iniziato a prenderla non smette più cosa si fa? chi garantisce i centri d’assistenza, la salute, le terapie? e se uno non ha i soldi per pagare l’assistenza sanitaria che fa? Sullo spinello nessun problema ma sul resto andrei coi piedi di piombo… e rimango convinto che l’investimento migliore che si può fare è convincere la gente che di drogarsi non c’è bisogno. E se uno stato si assumesse questo compito seriamente, beh, io sarei contento.
Certo che la gente che si droga è dannosa per i cittadini, non voglio mica gente chiusa in casa a drogarsi… e suppongo che lo stato di questo si debba occupare… in un paese civile, nel mio modello di paese civile, che è poi quello che si persegue con la politica, si spera, la gente semplicemente non ha bisogno di drogarsi.

Antonio

…e come si fa a convincere la gente a non drogarsi? più che prezzi alti e la proibizionismo, che dici, una predica funziona meglio?
la politica persegue sì un disegno di civiltà, ma che non sia utopistico. a quello ci pensa la letteratura (certa).
non so i muratori. …in certi ambienti finanziari è vero che ci si droga per lavorare. per me è una libera scelta, squallida, ma pur sempre privata, che come tale non credo debba essere vietata per legge: uno sa quel che ci guadagna, e quello che perde. se lo fa, si vede che per lui è meglio così.
…certo, l’affermazione appena fatta è più forte del dovuto. ho estremizzato tanto perchè credo che se si afferma la necessità di regolamentare certe cose, lo si deve anche argomentare, ‘chè a me non sembra ovvio per niente. per esempio, gradirei ulteriore argomentazione per la frase in apertura: “uno stato che accetta il consumo di coca non è uno stato”. …perchè?

Eloi

per la stessa ragione per cui ti multa se non metti la cintura.

e poi ne parlavo prima anche con dario, la DROGA è un bene di consumo normale? il DROGATO può considerarsi un CONSUMATORE RAZIONALE?
quanto incide la questione DIPENDENZA sulla sua scelta?

non credo che siano da sottovalutare queste variabili se si vuole portare il discorso sul piano strettamente ECONOMICO, senza tener conto che la scelta razionale PURA (so quanto ci guadagno e quanto ci perdo) non esiste.

in sostanza, come ci dicevamo prima in macchina, posso anche sposare IDEALMENTE delle tesi molto liberali, ma credo che la realtà necessiti di pratiche ILLIBERALI ma necessarie, proprio alla luce di quello che dicevi tu sopra: “a legislazione non va fatta in base ai soli principi, ma pragmaticamente, considerando gli esiti che produce nella società”.

Dario

in sostanza tu anto dici: peggio per lui. Ed è anche giusto, ne sono ben cosciente.
Ma uno stato che afferma il principio del peggio per lui allora può pericolosamente estendere questo principio anche ad altro: esempio, la scuola dell’obbligo fino a una certa età. Non vuoi imparare niente, vuoi restare ignorante, alla tua famiglia non interessa niente che tu studi? beh, peggio per te. Ti arrangerai. Invece con l’obbligo dell’istruzione fino a una certa età, ti metto in condizione di poter avere un lavoro, di essere autonomo, di tentare di costruirti una vita normale qualunque sia la tua condizione di partenza. Di certo di questo se ne giovano tutti, ed ecco perchè lo stato vuol garantire un’istruzione minima. La politica persegue, o tenta di perseguire il benessere della collettività nel suo insieme no?
Mi vuoi forse dire che lo stato può permettersi di lasciare crescere il numero di cittadini tossicodipendenti senza preoccuparsi più di tanto delle condizioni in cui si verranno presumibilmente a trovare?
Una predica no. Un’educazione sicuro, a livello scolastico, ad esempio. la scuola può darti tantissime cose per cui tu alla fine hai interessi e passioni e semplicemente capisci che non hai bisogno di una riga di coca per rendere una serata più interessante.
Non è questione di utopia anto, sappiamo benissimo che è impossibile che nessuno si droghi; però è sbagliato accettare questo socialmente, perchè la droga porta in fondo a svuotamento, dolore, distruzione di tante vite. Almeno dal momento in cui poi non è una scelta consapevole ma una necessità data da dipendenza. Penso che da una società con meno gente che si droga ne traiamo vantaggio tutti, e per questo ritengo che uno stato che accetta il consumo di coca non sia uno stato: poichè non tutela i suoi cittadini da un pericolo qual è la tossicodipendenza.
L’argomento migliore per sostenere queste tesi probabilmente sono le condizioni di vita di un tossicodipendente.

Antonio

così va meglio: voglio chiarire che non ritengo che l’assunzione di droga da parte di un nutrito numero di cittadinin non sia un problema per una società. ci tenevo però che la frase fosse argomentata, perchè non è per niente ovvio di quali siano i motivi per imporre un divieto. …ne parlavo ieri con enrico. la discussione era complessa, sui massimi sistemi, e dunque una posizione organica da proporvi non ce l’ho. ma in generale, mi sento di dire che divieti basati su assunti morali, riguardo cosa sia giusto o sbagliato per la fantomatica “società”, specie quando in contrasto con i desideri individuali, sono pericolosi: primo perchè se io so cos’è un cittadino, non so dire cosa sia questa fantomatica “società”, che mi sembra nulla più che una categoria residuale, o logica, non una vera e propria entità; secondo, perchè si presta il fianco all’arbitrio della politica, ‘chè è sempre la politica, i.e. chi detiene il potere, che DECIDE cosa è bene per la società e cosa no.
la risposta di dario mi convince perchè appunto non è etica, ma pragmatica: dici “guarda a come stanno i drogati”… e va bene. ma certo è capzioso e fuoriviante pensare che chi si droga lo faccia per ignoranza…la metà del parlamento, degli avvocati, dei professionisti che nel nostro paese fanno uso di droga, certo non sono ignoranti. lo fanno per la stessa ragione per cui altri possono mangiare tanto, e aumentare il colesterolo, altri ancora fanno sesso, “sprecando” energie, etc.: lo fanno per SFIZIO. non per ignoranza, perversione morale, abbruttimento interiore. semplicemente “sfizio”.
lo “sfizio” è tra le poche cose che ci distinguono dagli animali. ma al di là di questo, animalesco o no, per me il diritto allo sfizio è importante, anche se la nostra costituzione non ne parla. …magari in un’ipotetica repubblica dei lumi partenopea lo sfizio (mica per forza la felicità!) sarebbe stato nell’articolo 1, assieme ai babà.

Antonio

scherzi a parte, propongo un altro spunto, collegato alla questione: ieri parlavo con enri sul fatto che la società per perseguire fini superiori a quelli individuali possa porre dei divieti. …ed in ragione di questi fini superiori, i cittadini dovrebbero capire e accettare. mò, detta così è assai semplificata, ma tendenzialmente enrico sosteneva questa affermazione, e io storcevo il naso. …dico tendenzialmente, perchè la questione è delicata assai, e nessuno dei due mi pareva avrebbe messo la mano sul fuoco per l’una o l’altra posizione… (enri, correggimi se ho riportato la questione infedelmente).

allora, legata a questa questione, stamattina mi è venuta una domanda: pensiamo alla questione demografica cinese. quello certamente è un problema, riguardante il benessere collettivo. tra le disposizioni della politica di controllo demografico c’è quella famosa per cui non si possa avere più di un figlio per famiglia. …anche lasciando da parte le conseguenze perverse che la politica comporta (per es. il numero di bambine “mancanti”), imporre max un solo figlio, non è una violazione dei diritti umani? …a fronte dell’indubitabile benessere collettivo delle generazioni future, dobbiamo ritenerla una violazione tollerabile?

silvia

Premesso che secondo me il diritto allo sfizio andrebbe censurato da qualsiasi stato e che è sempre un piacere leggervi..e che la tua domanda Anto è tra le più difficili della politica..io credo che il bene collettivo ed i fini superiori come dice Enri, vadano salvaguardati e forse imposti per legge, ma neanche io metterei la mano sul fuoco…troppe variabili. (il tuo esempio sulla Cina infatti calza a pennello).

comunque, vi informo, finalmente, che il prossimo weekend sarò lì.
Io non so se sarete presi da feste dell’unità, ulivo ecc ma spero di incrociarvi con una birra in mano in quel del busker garden magari sabato sera.
Altre proposte per incontrarsi saranno bene accette…forse in sezione se mi spiegate dov’è.

A tra pochissimo.

Antonio

…e perchè censurare lo sfizio? che esistenza grigia avremmo, senza sfizi?

Davidino

Bella discussione e complimenti per il “problemino” che hai posto anto…..
Nell’Ancient Regime esistevano le libertà, termine che indicava diversi interessi corporativi che facevano parte dello Stato assoluto ma cercavano di condizionarlo economicamente e negli stati meno forti adirittura sadroneggevano anteponendo i propri interessi a quello generale….con la Rivoluzione francese, in antitesi alla situazione precedente, si istituzionalizzò il termine Libertà per indicare un supremo interesse collettivo ma anche dei singoli.
Parto da questo excursus storico-filologico per dire semplicemente che lo Stato ha il diritto e il dovere di garantire la totale libertà e sicurezza di ogni suo cittadino, ovviamente parlo di un moderno stato liberal-democratico, ma al tempo stesso, tramite un opera di istruzione seria deve formare cittadini consapevoli non solo dei loro diritti ma anche dei loro doveri verso la comunità di cui fanno parte e senza la quale non potrebbero realizzarsi in piena libertà e sicurezza.
Dunque i cittadini dovrebbero, in teoria, già sapere cosa possono o non possono fare per convivere civilmente e portare avanti un interesse generale di benessere e sviluppo collettivo.
Ovviamente si tratta di teoria, per questo nei secoli gli stati hanno dovuto creare apparati coercitivi e di sicurezza per far rispettare le leggi comuni.
Tuttavia nella soietà attuale, fortemente acculturata e caratterizzata dalla presenza capillare e massiccia dei media peso sia possibile per gli Stati creare veramente una forte cultura civica anche senza la coercizione, o cmq riducendola notevolmente… basterebbe informare ed educare di più i cittadini ad essere responsabili verso gl’altri e verso se stessi usando costantemente tutti i canali possibili.
Libertà individuale e interesse generale non sono inconciliabili, basta creare un vero e forte consenso attorno a quest’ultimo e rivalutare il ruolo dell’istruzione nella nostra società: non solo nozionistica-formativa, ma anche educativa socialmente tramite l’esperienza pratica quotidiana con i più diversi problemi del nostro tempo.
Ma poi delle droghe leggere e di una legge che garantisca l’autoconsumo che ne pensate?secondo me è un problema che prima o poi va affrontato,prima che diventi inaffrontabile veramente…

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