RAGIONE SENZA VERITA’ O VERITA’ SENZA LIBERTA’?

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davidino12 Settembre 2006, Università di Regensburg (Ratisbona, Germania ndr), nell’Aula Magna si tiene un’ importante lezione teologica sul tema “Fede, ragione e università”, una lezione talmente importante che tra il pubblico vi sono, oltre al Rettore e ad importanti scienziati vicini alle posizioni della Chiesa in tema di bioetica, anche numerosi giornalisti venuti da tutto il mondo.
Ora,vi starete sicuramente domandando, ma che ci facevano tutti quei giornalisti a una, seppur interessante, lezione di teologia?
Per svelare il mistero basta guardare il nome del relatore : Joseph Alois Ratzinger, un vecchio professore di teologia tedesco che da qualche mese è divenuto il nuovo Vicario di Cristo in Terra con il nome di Benedetto XVI.
Egli apre il suo discorso, incentrato sul tema “fede e ragione”, citando un dialogo avvenuto nel 1391 tra l’Imperatore bizantino Manuele II Paleologo e un non meglio specificato Dotto persiano in cui si parla soprattutto del rapporto tra Dio e l’uomo nelle tre grandi religioni monoteistiche.
Ma a questo punto Ratzinger dichiara di voler “ toccare un solo argomento” di quel vasto discorso che paradossalmente egli stesso definisce “ piuttosto marginale nella struttura dell’intero dialogo”, ma del quale si servirà comunque come “punto di partenza” per le sue riflessioni.
A un certo punto del discorso Manuele II spiazza il suo interlocutore con “la domanda centrale sul rapporto tra religione e violenza in genere” dicendo: “Mostrami pure ciò che Maometto ha portato di nuovo, e vi troverai soltanto delle cose cattive e disumane, come la sua direttiva di diffondere per mezzo della spada la fede che egli predicava”. Parole forti, ma il Papa prosegue dicendo che poi “l’imperatore spiega minuziosamente le ragioni per cui la diffusione della fede mediante la violenza è cosa irragionevole. La violenza- infatti – è in contrasto con la natura di Dio e con quella dell’anima”, e qui la parola torna ancora a Manuele II: “Dio non si compiace del sangue, non agire secondo ragione è contrario alla natura di Dio. La fede è frutto dell’anima e non del corpo. Chi quindi vuol condurre qualcuno alla fede ha bisogno della capacità di parlare bene e di ragionare correttamente, non invece della violenza e della minaccia”.
Parole ampiamente condivisibili queste ultime, se nel corso dei secoli le grandi dispute religiose si fossero risolte sempre grazie al dialogo oggi saremmo molti di più ad abitare questo pianeta.
Purtroppo nei passi successivi il Pontefice afferma che “per la dottrina mussulmana Dio è assolutamente trascendente” e “la sua volontà non è legata a nessuna delle nostre categorie, fosse anche quella della ragionevolezza”; delinea insomma un Islam violento e irrazionale in totale antitesi con il cristianesimo, che troverebbe invece la sua forza nell’uso del raziocinio frutto dell’amorevole incontro avvenuto tra il cristianesimo stesso e la filosofia greca teorizzato dai filosofi della Scolastica fin dal VI sec.
Tutto questo nonostante il fatto non marginale che l’assimilazione di alcuni elementi (più metodologici che concettuali ndr) della filosofia aristotelica da parte del cristianesimo si ebbe solo dopo l’eliminazione fisica degl’ultimi pensatori liberi della grande tradizione greco-romana, la chiusura di tutte le scuole di pensiero e la censura feroce di grandi opere che sono giunte (purtroppo solo in minima parte) a noi solo tramite gli scambi economico – culturali ripresi in età umanistica con il mondo mussulmano che al contrario le aveva conservate.
Nonostante inoltre i tragici episodi ripetutisi frequentemente nei suoi 2000 anni di storia, e che spaziano dalle feroci persecuzioni di Ebrei e Moriscos nella Spagna della Reconquista ai metodi brutali con cui l’Inquisizione trattava gl’eretici veri o presunti;oppure dalla conversione delle Americhe,che fu indubbiamente dovuta più al merito della spada dei conquistadores che alla “bonarietà” dei Gesuiti, fino alll’appoggio dato dalla Chiesa a regimi sanguinari come quello di Franco nell’ultimo secolo, abbiano largamente dimostrato come, spesso e volentieri, anche il Cristianesimo non abbia disdegnato l’uso della violenza per espandere la sua influenza nel globo.
La cosa che ha indignato di più le persone ragionevoli, credenti e non, è che in un momento di tensione politico-culturale così alto tra Occidente ed Islam, dovuto soprattutto alle criminose scelte fatte dall’attuale amministrazione americana in Medio Oriente (vedi guerra al terrorismo, occupazione dell’Iraq, sostegno all’aggressiva quanto miope politica estera israeliana nell’area ndr), a gettare benzina sul fuoco non sia stato un Calderoli qualunque, bensì il capo riconosciuto della Chiesa romana, colui che rappresenta milioni di fedeli in tutto il mondo.
Molti giornali occidentali hanno cercato di giustificare l’ingiustificabile avanzando l’ipotesi di un’ingenua gaffe. Altri, rappresentanti di talune organizzazioni legate al tradizionalismo cattolico più refrattario all’inevitabile evolversi della storia, hanno invece gridato al complotto ordito dai “signori del pensiero” che sono riusciti ad “isolare una frase dal discorso” e a “diffonderla impedendo di inserirla nel suo contesto” screditando così il Papa e la sua Chiesa di fronte all’opinione pubblica internazionale.
Ambedue queste ipotesi risultano poco credibili.
La prima perché ormai da anni Ratzinger ricopre ruoli di rilievo nella politica vaticana, poi perché le citazioni del Paleologo compaiono più volte nel testo da lui stesso redatto (si trovano soprattutto nella parte iniziale ma chiudono pure il discorso ndr), infine, dopo aver visto l’esperienza del suo predecessore Giovanni Paolo II, non può non essersi reso conto dell’importanza delle parole nella nostra epoca, l’epoca della comunicazione di massa. Quel giorno a parlare non era certo uno sconosciuto teologo bavarese ma il capo riconosciuto della cristianità mondiale, le cui parole, prima ancora di avere un peso morale, hanno una valenza politica incredibile e ciò Ratzinger non poteva e non voleva ignorarlo assolutamente.
La seconda è, se possibile, ancor più assurda della prima: che interesse potrebbero avere uomini e donne che credono nei valori laici della tolleranza religiosa, della libertà di pensiero e della pacifica convivenza dei popoli a creare una frattura insanabile tra le due principali fedi monoteiste che porterebbe il mondo a uno scontro di civiltà facendolo ripiombare nelle barbarie del Medioevo più buio?
A questo punto occorre però esaminare meglio anche la seconda parte del discorso pronunciato da Benedetto XVI a Ratisbona.
Qui il Papa individua un avversario ancor più temibile dell’Islam irrazionale: si tratta del libero pensiero e della scienza empiristica moderna, che tanti progressi hanno fatto fare alla civiltà umana dal XVII sec. in poi, ma che egli vede come nemici irriducibili di una religione che può accettare una sola verità assoluta, quella di Dio.
Dunque i grandi pensatori laici, che ci hanno insegnato valori fondamentali come la tolleranza e la democrazia, sono bollati come portatori di un “falso illuminismo” secondo il quale “il soggetto decide, in base alle sue esperienze, che cosa gli appare religiosamente sostenibile, e la “coscienza” soggettiva diventa in definitiva l’unica istanza etica.” Così però “l’ethos e la religione perdono la loro forza di creare una comunità e scadono nell’ambito della discrezionalità personale”, questo provoca irrimediabilmente “patologie minacciose della religione e della ragione” per cui, conclude il Papa, “ costruire un’etica partendo dalle regole dell’evoluzione o della psicologia e della sociologia, è semplicemente insufficiente”.
Ma ce n’è pure per l’empirismo, metodo fondamentale della moderna ricerca scientifica, che ha permesso le grandi scoperte nel campo medico, scientifico e tecnologico, grazie alle quali oggi viviamo di più e meglio di 200 anni fa. Secondo Ratzinger la scienza non può basarsi sul dubbio e il relativismo perché “l’ethos della scientificità è volontà di obbedienza alla verità (a Dio ndr) e quindi espressione di un atteggiamento che fa parte delle decisioni essenziali dello spirito cristiano”.
In conclusione “ nel mondo occidentale domina largamente l’opinione, che soltanto la ragione positivista e le forme di filosofia da essa derivanti siano universali. Ma le culture profondamente religiose” vivono ciò come “un attacco alle loro convinzioni più intime”.
Per chi è ormai da tempo abituato a ragionare con la mente sgombra da dogmi e pregiudizi questa seconda parte del ragionamento di Ratzinger è francamente inaccettabile: se infatti la filosofia cessasse di essere ricerca di più verità molteplici e contraddittorie, diventando solamente il modo per giustificare una sola verità assoluta (quella di Dio ndr); se la scienza non fosse più una ricerca continua, motivata dal dubbio costante che non possa esistere un solo modo, ma diverse vie per risolvere i nostri mille problemi, ma venisse ingabbiata entro limiti prestabiliti da un’entità metafisica estranea ai nostri mali per natura; se tutto ciò, come vorrebbe volentieri questo Papa, si avverasse non vivremmo forse in un mondo dominato da un pensiero unico e totalizzante non molto dissimile dai totalitarismi che già abbiamo vissuto nel secolo scorso?
Concluderei dunque riaffermando il diritto dell’uomo a dubitare, e di fronte alla possibilità di scegliere tra una verità senza ragione e una ragione senza verità dobbiamo sempre tenere in mente che l’unica vera libertà è quella di pensare sempre e comunque con la nostra testa.

P.S.: Le citazione sono tratte dalla versione integrale del discorso pronunciato dal Papa nell’Aula Magna dell’Università di Ratisbona il 12 Settembre scorso e che può essere consultata su questo sito.

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2 Responses to “RAGIONE SENZA VERITA’ O VERITA’ SENZA LIBERTA’?”

Laala

bell’intervento, solo credo tu abbia un po’ voluto fraintendere le parole del Papa..intendiamoci: basandomi sui pochi stralci del discorso apparsi nei giornali, la pensavo pure io come te..ma dopo aver letto la versione integrale mi son accorta che in realtà l’intenzione di Ratzinger era davvero solo quella di lanciare un monito al mondo occidentale per il distacco sempre più forte tra fede e ragione. Certo si può o meno condividere questo pensiero, ma credo sia del tutto legittimo per un esponente della Chiesa cattolica!tutte le parole contro l’uso della violenza (da parte musulmana ma non solo) sono frutto di una citazione..è ovvio che si assume che chi cita si riconosca nelle parole citate, ma esse erano cmq accompagnate dalle indicazioni sul modo “sorprendentemente brusco” e dalla citazione di quell’unica sura coranica che invece condanna l’uso della violenza (nessuna costrizione nelle cose di fede, se non ricordo male). Inoltre nelle due versioni successive del discorso si sono volute aggiungere delle indicazioni che, appunto, indicano un distacco da quelle parole. Con questo non intendo assolutamente dire che condivido in pieno le parole del Papa, solo ritengo che delle considerazioni di tale genere siano più che legittime, e che esse siano state esclusivamente un pretesto per scatenare una scia infinita di polemiche. Anzi, a dire la verità mi son stupita del fatto che un Capo della Chiesa si sia impegnato così tanto per cercare di chiarire il senso delle sue affermazioni, abbassandosi e chiedendo (non esplicitamente, ma in sostanza era quello) scusa per aver proferito delle parole fraintendibili. Specifico che non sono una baciabanchi, e anzi non sopporto la categoria, ma il mio pensiero è frutto di un confronto diretto con ciò di cui ho parlato. Grazie per l’attenzione!

Davidino

Grazi a te!!!Effettivamente leggendo tutto il testo è chiaro che non vi sono intenti bellicosi da parte del Papa, emerge però una forte critica verso il relativismo e il pensiero illuminista che secondo me denotano però una seria chiusura dogmatica che fa male alla Chiesa stessa in quanto la allontana dalla realtà quotidiana e su certi temi la condanna alla “parte del Cattivo” (PACS, Eutansia, Divorzio, Fecondazione assistita, Aborto) per tanti milioni di esseri viventi…Io spero che la Chiesa possa un giorno cambiare, rinnovarsi profondamente e vedo che al suo interno le spinte non mancano (i tanati cattolici impegnati nel sociale, il prete, di cui no ricordo il nome, che chiede la fine dell’assurdo nubilato del clero,ecc.); e dunque penso che questo Papa sia un po troppo conservatore, ma ognuno ha le sue idee e siccome sono abbastanza relativista ai “no” preferisco sempre i “perchè no” :-)
Detto ciò, cara Laala, un Papa, lo ripeto, dovrebbe comunque pesare bene le parole prima di cadere in questi “malintesi” e dover poi arrampicarsi sugli specchi per chiedere scusa a milioni di persone che si sono, a torto o a ragione, sentite offese…..

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