Romao vs Silviño

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enri.jpgNonostante mi vanti di essere uno dei pochissimi fra i miei coetanei XY a deterstare play station, x-box e tutte le varie console di videogames, la variante di pro-evolution soccer che abbiamo elaborato con il buon vecchio Buriani, Carrara e Travagli non è affatto male.
PES è certamente uno dei giochi di calcio più riusciti della storia dei videogames, ma allo stesso tempo produce effetti deleteri e comportamenti socialmente deteriori all’interno delle compagnie di amici.
Gente che sta a casa per a fare un torneo alla play, ragazze che assistono al tristissimo spettacolo di vedere il proprio moroso (che brutta parola!!) dimenticarsi di avere un pisello e menarsi il joypad per ore…

In questo senso, l’unica fortuna di questi giochi è la possibilità di modificare squadre e giocatori e di creare le proprie.

Così è nata l’idea di una formazione di centrosinistra e di una di centrodestra… l’Unione e la Casa delle Libertà (si lo so, siamo dei malati di mente).

Ne è risultato un gioco diverso, qualcosa di meno solipsista e esclusivo, più appassionato e divertente anche solo da guardare. Vi invito tutti a venire in queste sera alla festa della Rivana, dove abbiamo portato la nostra invenzione, ad ammirare il diabolico attaccante Silviño venire sistematicamente steccato dal primo ministro terzino Romao, o il pressing di Cofferati su Fini, o ancora le galoppate di Bersani sulla fascia braccato da Alemanno…

Le allegorie politiche si sprecano, la tenacia di un Fassino che fa salire la squadra, porta l’Unione alla riscossa, fa da torre a Bertinotti che in semi-rovesciata la spara in tribuna… il Bossi (nero con la museruola verde) che fa legna a centrocampo, perennemente ammonito e costantemente incattivito… poi le temibilissime punizioni di Bondi, le eleganti corse di D’Alema, le manovre di Casini e l’intelligenza tattica del libero Amato…

In questi giorni alla rivana è divertentissimo vedere le reazioni delle persone davanti a questa cosa.
Un bambino che vede il videogioco e corre dentro dicendo “Papà papà aspetta che voglio giocare al calcio!!” e i genitori dietro infastiditi “Dai Giacomo, ci giochi già tutti i giorni a casa… non va bene stare stare sempre ai videogiochi“.
Dopo pochi minuti, lo stesso genitore incitava il figlioletto “Vai Giacomo!“, “Noo… dovevi passarla a D’Alema sulla fascia, era completamente libero“, “Attento a Berlusconi che è velocissimo e ti hanno già espulso Cofferati!“… e dietro schiere di vecchietti con il bianchino “mo guarda cal fasìsta ad Fini ac fat gol cl’è andà a far“, “tag devi cazar na ghega apena cal toca al balòn“.

Al di là di questi aneddoti, sarebbe davvero opportuno interrogarsi sui giochi moderni, sulla cultura del gioco ed in particolare del videogioco.
Socialmente il gioco (inteso fisicamente come ginnastica e come sfogo quanto come cultura delle regole) assolve una funzione importantissima, forse insostituibile nell’educare i fanciulli e nel veicolare i valori fondanti di una comunità.

Butto li spunti quasi a caso… Io che sono cresciuto al campetto, dove se tiravi forte dovevi andare a prendere la palla, o dove se ti facevi prendere dalla rabbia facevi male ad un tuo compagno e se lo facevi ne rispondevi prendendole indietro, dove se perdevi perdevi e non potevi riavviare la partita, dove giocare significava sì essere intelligenti ma prima di tutto fare fatica, non riesco a non interrogarmi su quale mutamento culturale possa comportare questo mutamento nei giochi.
E oltre a questo vedo forte problema di genere per quanto concerne i videogiochi (e questi videogiochi), fatti ad uso e consumo prevalentemente maschile. Ho persino paura che le nostre ragazze non godano dello stesso diritto al gioco dei nostri ragazzi (a che cosa giocano le ragazze?), producendo giovani già troppo donne e uomini ancora bambini.

Questa non è già materia politica?
Io, caro Pd, di queste cose vorrei parlare.

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2 Responses to “Romao vs Silviño”

Luca

premettendo che penso che voi siate da manicomio….secondo me enrico hai detto delle cose di un certo rilievo…centrando un punto di discussione importante….i bambini di oggi non sanno più cosa vuol dire giocare all’aperto, stare insieme…calciare un pallone tutti insieme oppure giocare a nascondino….sono sempre in casa…davanti alla televisione o al pc…mai che ritornino a casa con un bel ginocchio sbucciato(cosa che mi accadeva sempre ogni volta che andavo a giocare a calcio)…quando arrivano all’adolescenza hanno paura del mondo di fuori…mentre le ragazze sono già più che grandi….bisognerebbe parlare anche di questo come dici te…ma ci sono troppe cose su cui parlare….e il tempo scarseggia sempre più

Paul

stàl chi, l’è un quel sèri!

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