Sabato notte in via Mazzini, pieno centro della nostra città, Romano è morto. Non è morto di infarto, incidente stradale, o altro, bensì di freddo. Sì, Romano, uno dei tanti senza tetto di questa città, è morto di freddo, e sì, proprio nella nostra città, Ferrara, città d’arte, di cultura, dell’Ermitage e del Festival dell’Internazionale. Non metto in contrapposizione le due cose, morte e città d’arte, faccio solo notare che in questa splendida e da me amata città, accadono cose che spesso leggiamo solo su i giornali e che a volte ci commuovono.
Romano lo conoscevo, come lo conoscevano le forse dell’ordine per i diversi anni di carcere da lui fatti per rapine, aggressioni, furti, ed altri reati. Romano non era un santo, ma neanche un demone, un dio del male, come alcuni per la strada lo hanno dipinto (alcuni, anche insospettati, erano felici che se ne fosse andato per sempre, “un problema in meno”, ho sentito dire).
Lo conoscevo da tanti anni, per tanti ci siamo salutati poi, crescendo, come spesso capita inspiegabilmente, il saluto scompare, e tra noi non c’era neanche più la semplice conoscenza di vista.
Da piccolo, quando andavo in parrocchia, lo ricordo spesso in cortile, seduto su un seggiolino a dipingere tele. Disegnava paesaggi, sempre o quasi in compagnia di un qualche alcolico (che teneva ben nascosto per evitare d’essere ripreso dal prete che lo accoglieva); ricordo che i suoi quadri mi piacevano, a volte mi sorrideva, mi allungava una mano e mi chiedeva di guardare; altre mi guardava strano (assopito dall’alcol) e sorrideva strano. Quand’era così non mi piaceva, anzi, mi faceva paura. Nell’ambiente dei senza tetto, e in quello delle tante e diverse anime sparpagliate per la città, non era ben visto. Veniva considerato difficile da trattare, troppo spesso “faceva la vittima”, dicono alcuni, e fare la vittima in certi ambienti non aiuta di certo a farsi degli amici. Spesso finiva su i giornali. Le prime volte per i reati che lo hanno poi spinto a tanti anni di carcere, altre, perché si tuffava nel fossato del Castello, qualcuno chiamava i vigili del fuoco, veniva recuperato, e dopo poche ore si rigettava dentro. Per alcuni mesi lo vedevo davanti ad un supermercato della città, perso nel vino in cartone, ed in compagnia di una gallina, sua compagna di viaggio di quel tempo. Chissà dove l’aveva trovata, chi gliela aveva data, fatto sta che stava con lei. Poi lo rividi barcollare, senza gallina. Poi lo rividi dormire dall’ingresso dello stesso negozio in cui è stato trovato morto. Davo per scontato, stupidamente, che Romano vivesse così, anche se non riesco a farmi troppe colpe poiché so bene, per esperienza, quanto rifiutasse il dormitorio e gli ambienti da condividere con altra gente.
Romano è morto sabato notte. Romano è morto dal freddo.
Vi scrivo perché propongo una cosa a tutti voi. Don Domenico Bedin ha rivolto un appello alla città: “non lasciamo solo Romano nel momento del suo funerale”. Ho chiamato Domenico, ho detto che ci andrò. Non sarebbe significativo andarci assieme? Rispondere anche noi con la nostra presenza ad un’indifferenza che spesso attanaglia anche noi più attenti a certe situazioni?
Se siete d’accordo vi tengo aggiornati, penso si svolgerà a giorni.
Ho rivolto a Romano una laica preghiera, spero non accada più, o meglio, spero che anch’io non consideri mai più normale vedere dormire per terra un Romano qualsiasi.
silvia
Io ci sto.