Sport e cultura

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luca.jpgPerché in Italia non abbiamo cultura sportiva? Potrei dire anche cultura sociale, senso civico e altre cose, ma voglio concentrarmi in particolare sull’aspetto sportivo.
Nell’antica Grecia c’erano le olimpiadi, a Roma le arene dove ci si divertiva a vedere massacrare animali e uomini, nel medioevo c’erano i tornei organizzati dai grandi signori, dove i cavalieri si affrontavano in diverse discipline (spada,tiro con l’arco,combattimento a cavallo etc) e già erano divisi per squadre, ognuna con il proprio stemma; oggi abbiamo stadi e palazzetti dove possiamo assistere a una miriade di attività sportive. Lo sport oggi rappresenta una delle attrattive maggiore, con persone disposte a fare di tutto per seguire e “difendere” la propria squadra ovunque, ma spesso (come di vede soprattutto nel nostro paese) non con lo spirito giusto.
L’immagine di tifosi di due squadre diverse, una neocampione d’Europa, l’altra appena sconfitta in finale, che si trovano nello stesso vagone della metropolitana a cantare per la propria maglia, senza aggredire o “prendersela” con l’avversario, credo che sia da tenere in memoria. (tra l’altro non saprei se questo sarebbe avvenuto a situazione invertita).
In Inghilterra i tifosi delle squadre di calcio “cantano” sempre che si vinca o che si perda: due anni fa mi ha colpito vedere che dopo la fine della partita che ha sancito la retrocessione della seconda squadra di Manchester in First League, i tifosi continuavano a cantare e a ringraziare i propri begnamini, con le lacrime agli occhi, ma lo facevano. Quest’anno dopo la retrocessione in serie B, la tifoseria del Messina ha contestato società e squadra, non andando allo stadio nell’ultima partita in casa nella massima serie.
L’anno scorso ho seguito la Carife Ferrara in trasferta fino a Scafati, dove ci si giocava la promozione in LegaA: la partita era quindi molto delicata e dopo il primo tempo si perdeva di venti punti. L’emozione di continuare a sostenere la squadra fino alla fine, di dare per lei fino anche l’ultimo filo di voce, ringraziandola per la fantastica stagione è stata superlativa. Al suono dell’ultima sirena si poteva sentire solo la nostra curva (ed eravamo assai pochi), come se avessimo vinto noi: ricevere gli applausi del pubblico avversario e del proprio team ci ha reso orgogliosi e contenti nonostante la dura sconfitta.
E poi il rugby, dove prima delle partite i tifosi festeggiano insieme l’evento, anche se la rivalità è grande, non solo sul campo, ma lo è stata nella storia e lo è tutt’ora, come nel caso di Inghilterra e Scozia. E poi nel post-partita (e questo avviene sempre), le due squadre, dopo essersi “picchiate” per ottanta minuti, mangiano insieme, ogni giocatore con la propria famiglia.
È questo lo spirito che rende grande lo sport; questo è l’obbiettivo a cui dobbiamo giungere, in particolare in Italia, dove per la propria squadra si fa guerriglia e si arriva anche ad uccidere, non importa se un avversario o un poliziotto. Il rispetto dell’avversario(scusate la ripetizione) è fondamentale, non solo nello sport, ma in tutti i campi della vita. Cambiare la nostra cultura in questa sarebbe un grande passo in avanti, anche per quanto riguarda l’interpretazione della società. Certo, la politica non dà una mano!!!

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8 Responses to “Sport e cultura”

Dario

Siamo un paese di calcio malato.
Vado a memoria, non ho tempo di reperire i dati con esattezza purtroppo.
La società Bologna Calcio, per la quale non tifo ma che idealmente sostengo, ha subito una retrocessione in B sul campo due anni fa. Ha fatto ricorso poichè riteneva il Messina non idoneo all’iscrizione. Ha vinto quel ricorso in tre gradi di giudizio presso la giustizia sportiva. Il Messina, è stato dimostrato, NON aveva le carte in regola per l’iscrizione a causa dei debiti col fisco. Così pure la Reggina, che ieri ha compiuto un miracolo ma due anni fa è stata riammessa all’ultimo.
Il TAR ha respinto il ricorso del Bologna, che ha sempre avuto i conti a posto, e ha riammesso il Messina.
Gazzoni presidente del Bologna si scagliò contro questo sistema e diede le dimissioni.
Gazzoni aveva già denunciato poco prima l’intollerabile lassismo fiscale di cui a veva beneficiato la Lazio, che aveva debiti col fisco di 150 milioni di euro e continuava ad essere regolarmente iscritta al campionato. La Roma era praticamente nelle stesse condizioni.
C’è stato calciopoli nel frattempo, e con tutto quel che è successo il Bologna pareva logico fosse riammesso… no, è stato ripescato il Messina e il Bologna è rimasto in B, presidente Cazzola.
Il Bologna ha subito torti arbitrali inspiegabili nel suo miglior momento di questa stagione in B quando pareva certo di fare i playoff per risalire. Ora è praticamente escluso. Cazzola due domeniche fa voleva ritirare la squadra dal campionato.
Il Chievo, società modello di onestà sportiva e contributiva, retrocederà. Ieri è stato battuto sul campo dal Catania, una società che ha tenuto fermo il calendario per una intera estate (gaucci e i suoi ricorsi al Tar, ricordate?) due anni fa perchè sosteneva di aver titolo a partecipare alla B. Il risultato fu una B a 24 squadre (!!) in cui entrò il Catania e anche la Fiorentina direttamente dalla C2 per “meriti sportivi”.
A Catania quest’anno sapete tutti che è successo.
Il presidente della Lega Calcio, che tutela gli interessi delle società, è Antonio Matarrese, riciclato del calcio all’ennesima potenza. Sconvolgenti alcune sue dichiarazioni. Non un Campedelli, (Chievo) non un Gazzoni, niente.
Tanti degli arbitri coinvolti in calciopoli arbitrano ancora regolarmente le partite di serie A. possiamo fidarci?
A competere per lo scudetto sono state quest’anno due squadre. L’anno scorso erano tre. l’anno prossimo saranno di nuovo tre. su venti.
Non potranno mai essere venti: a quattro o cinque però ci si è arrivati, anche in tempi non lontani.
Se non fosse un gioco così bello, ci saremmo già stancati da un pezzo forse.

PS: lo striscione esposto sul pullman dalla squadra neo - campione d’Europa incita e legittima in sostanza il tifo scorretto. ma naturalmente, non ci hanno pensato.

Alessandro

nn esagerare adesso..era solo uno sfottò..volgare e discutibile finchè vuoi..ma sempre sfottò era..nn era ne violento ne altro..solo eccessivamente volgare!solo nn era il caso lo portassero dei giocatori del milan sul pullman..

Eloi

di che striscione si parla?

Eloi

questo??
striscione

che vergogna…

Dario

Ragazzi si può essere milanisti tutta la vita, ma i campioni d’Europa non hanno certo bisogno di tirar fuori sta roba… la tirano fuori quelli di C2 al massimo, ma i tifosi, non i giocatori… perciò si può essere anche milanisti e dissociarsi dal gesto!
Non vedo perchè i tifosi a questo punto dovrebbero comportarsi meglio, nel senso che invocare tifo corretto non ha alcun senso se questa roba è sul pullman dei loro idoli.
E tralascio la classe (cultura sportiva, per dirla col post di Luca) che emerge nella vittoria, che è una roba che qualcuno ha e altri no. Il Milan di oggi, evidentemente, no.
Ma io non sono milanista e perciò parteggio. Comunque, il Milan non è certo l’unico, è un andazzo generale.

Alessandro

come diceva un giornalista dopo che abbiamo vinto ai mondiali..la nostra è stata una vittoria “burina”..basta guardare i festeggiamenti sia dello scudetto dell’inter sia della champions del milan..riguardo al milan squadra..si il gesto è stato evitabile e deprecabile senza dubbio..dicevo solo che le polemiche sul tifo dovrebbero essere altre..tipo le battaglie bilaterali delle tifoserie contro le forze dell’ordine..

Luca

@alessandro
si le polemiche dovrebbero essere altre…ma quel cartello è stata una caduta di stile…e sicuramente rimarrà nella memoria del “tifoso” più a lungo delle battaglie contro le forze dell’ordine…e questo è un grosso problema purtroppo!!!

Aighe

@ Luca
La cultura calcistica inglese è arrivata ad essere così “pulita” all’apparenza perchè in passato la situazione era peggiore che in Italia, tutt’ora scontri sanguinosi avvengono ma lontani dagli stadi. Dopo la dura repressione degli steward dei primi anni novanta, quasi autonomamente, è cominciata a svilupparsi la cultura underground delle “firm” che sono gruppi di ultras che si danno appuntamento in un luogo isolato e se le danno di santa ragione; in questo modo saltano a piè pari l’ostacolo polizia ed evitano di colpire la gente comune, non come da noi dove succede sempre che le fazioni opposte cercano un contatto ma tutto viene smorzato dalle forze dell’ordine. Gli ultras sono un discorso a parte, spesso legati a un fazione politica e in ogni caso contro le forze dell’ordine. C’è una bella differenza tra chi difende la propria squadra e chi al di là del risultato di questa va allo stadio intenzionato a prendere di mira lo sbirro.
Io seguo la spal e nonostante il fatto che abbia davvero un’ottima curva, soprattutto in trasferta, ho notato l’avversione a priori contro lo sbirro.
Proprio in curva quest’anno ho conosciuto un tifoso del machester utd, era in erasmus a ferrara e studiava lingue. Questo tipo è rimasto impressionato dal calore della ovest, ma soprattutto dal fatto che una squadra in una categoria così bassa abbia un pubblico del genere, dicendo che in inghilterra non sarebbe successo. Forse abbiamo bisogno anche noi di adottare il modello inglese per evitare certe situazioni, fa pensare che comunque la violenza e la passione per una squadra sono un connubio in ogni caso difficile da gestire. Culture diverse, qustione di rispetto da una parte, violenza incosciente dall’altra, da una parte c’è consapevolezza che vai e sai chi ti aspetta dall’altra vai per qualcosa che hai represso dentro e quando esce diventa incontrollabile.
Ciao Luce

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