Comunicato stampa scritto per il regionale.
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In occasione dell’anniversario della Liberazione la Sinistra Giovanile della regione Emilia Romagna intende ricordare l’impegno, il coraggio e la determinazione dei molti che ci consentono oggi di poterci chiamare donne e uomini liberi. Dai ribelli delle montagne, ai gappisti cittadini un’intera generazione della nostra terra resistette, pagando altissimi tributi, al giogo straniero e alla negazione della libertà e del futuro.
In tutta la regione si susseguiranno manifestazioni votate al ricordo di quel 25 Aprile che segnò la storia. E che continua a segnarla. Ancora oggi, dopo 62 anni, si è lontani, forse, da una pacificazione necessaria, da una riconciliazione dovuta ad un paese ancora diviso tra Guelfi e Ghibellini.
E lo spirito che anima le nostre iniziative, le iniziative di tutta la Regione, di ogni singola Federazione Provinciale è proprio questo: uno spirito di unità. Si manifesti attraverso i concerti e una buona bevuta con l’ANPI, una camminata sui luoghi della memoria, o un semplice pensiero rivolto a chi è morto per la libertà, la considerazione che la Sinistra Giovanile vuole proporre è che il paese è uno ed è nato da quella esperienza.
Qualche anno fa un emiliano con cui oggi abbiamo divisioni importanti cantava che la propria piccola patria, dietro alla linea gotica, sapeva scegliersi la parte. Di questo siamo certamente orgogliosi. L’Emilia - Romagna scelse la propria parte, e difese onore e libertà. Non solo la nostra regione, ma moltissime altre furono coinvolte in quel processo difficile chiamato resistenza. Con uno slancio forse oggi dimenticato. Con quello slancio che da molte parti ci accusano di non avere nella profonda trasformazione politica che stiamo inaugurando.
Quando il giovane Giorgio Bocca incontrò per la prima volta il neo editore Enrico Mattei, questi disse di volerlo vedere in faccia: volevo accertarsi che la nuova penna che aveva appena assunto possedesse le doti necessarie per collaborare a quel meraviglioso esperimento giornalistico che fu “Il Giorno”. Si incontrarono e l’allora capo dell’ Ente Nazionale Idrocarburi chiese a Bocca dove avesse fatto il partigiano. Quel grande imprenditore voleva sentire sulla pelle dei suoi collaboratori quello che chiamava lo Spirito della Montagna. Quello spirito che consentì a persone diverse, appartenenti a storie e tradizioni politiche diverse, di combattere assieme. Comunisti e cattolici, socialisti e liberali, azionisti e repubblicani assieme, uniti dall’amore per la propria terra e per i diritti negati.
Crediamo che oggi quello spirito della montagna sia da recuperare per il paese e per quello che stiamo chiamando partito democratico. Un’occasione unica nella storia del nostro stato e delle sue diverse sinistre per dare un segno di unità e collaborazione. O meglio, più che unica, una seconda occasione. Perché la Resistenza fu proprio questo, un modo per superare le divisioni e lavorare, lottare assieme in vista di un obiettivo comune, di un bene superiore ai propri interessi individuali.
Per questo per noi è così importante ricordare, parlare con chi ha vissuto quel momento e divulgare ciò che quel momento ha rappresentato. Al riparo però da ogni tendenza agiografica, e, soprattutto, da un sentimento di vendetta che a volte traspare, vendetta tanto più assurda in quanto non può per nessun motivo appartenere alla nostra generazione.
Fuori dal coro di chi afferma che non vi fosse parte giusta e parte sbagliate, la Sinistra Giovanile vuole rivendicare con forza il proprio passato, la propria genealogia, i meriti dei nostri padri e dei nostri nonni, delle nostre madri e delle nostre nonne. Ma non può dimenticare che le lacrime di una madre che piange la morte del proprio figlio sono uguali sia nel caso in cui il figlio combattesse per la parte giusta o per quella sbagliata. E quelle lacrime meritano uguale rispetto.
Oggi, a 62 anni dalla gioia della Liberazione, commemoriamo i caduti e i vincitori, che regalarono l’Italia ai propri abitanti, lottando per anni con una incredibile generosità. Come Sinistra Giovanile sentiamo fortemente il peso di una eredità difficile, ma che non ci spaventa portare sulle spalle.
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