Anche io, come -credo- tanti, seguo con interesse il dibattito aperto dal Segretario Provinciale dei Democratici di Sinistra Mauro Cavallini con il suo intervento sulla Nuova Ferrara in merito alla questione anagrafica.
Sono spinto a scrivere questa lettera soprattutto in quanto giovane interessato. Uso appositamente questo termine, interessato, perchè la misura dell’onestà, cui spesso si fa appello, nella politica sta nel grado di chiarezza e di trasparenza, rispetto agli obbiettivi, alle finalità, agli intenti ossia agli interessi che si intendono rappresentare.
I giovani ad oggi possono dirsi già ghettizzati; a loro le vie di accesso all’indipendenza e all’autonomia economica (e quindi politica) sono precluse nella stessa misura in cui è assai ridotto e comunque controllato il loro potere materiale di incidere sulla realtà delle cose.
Cosi, dal mio punto di vista, la questione, idealmente assai nobile e logicamente inoppugnabile, della eventuale ghettizzazione di alcuni gruppi di cittadini, quali i giovani (le donne, gli immigrati), che potrebbe materializzarsi e palesarsi con l’istituzione di regole (quand’anche di quote) di garanzia, è un falso problema.
Allo stesso modo non credo sia in questo momento possibile appellarsi genericamente a criteri meritocratici puri (anche e soprattutto perchè il “merito” -cioè la massima capacita che un politico può sperare di possedere- sarebbe proprio quello di essere il piu possibile RAPPRESENTATIVO).
Quando Gian Pietro Testa sulla Nuova Ferrara parla di “giovani vecchi” o di “vecchi giovani” parla -con indiscutibile cognizione- del problema intergenerazionale senza risolverlo e senza proporre soluzione alcuna.
Perchè, forse non è chiaro, i giovani in questo paese hanno qualche problema e questo paese potrebbe avere presto qualche problema dai suoi giovani.
Si è quindi tentato di aprire una discussione intorno ai criteri da utilizzare per individuare i rappresentanti di domani nella nostra città.
Se Mauro Cavallini chiede di introdurre la variabile anagrafica nel sistema di selezione, come è possibile pensare che questa nuova variabile escluda o prevarichi le altre quali la saggezza, la capaticà, l’intelligenza e l’onestà? Davvero non ci riteniamo in grado di trovare candidati che coniughino merito e rappresentatività?
Leggendo su questo giornale i diversi e interessanti interventi su questo tema, ho avuto una pessima impressione. Pare infatti che nel comune sentire non appaia possibile trovare in questa città una persona che sia contemporaneamente giovane, saggia, capace e onesta.
Da ventiseienne ferrarese tutto questo mi suona tanto assurdo quanto intollerabile.
Il filosofo di Röcken parlò anche cosi:
Ma ditemi, fratelli, che cosa sa fare il fanciullo, che neppure il leone era in grado di fare? Perché il leone rapace deve anche diventare un fanciullo? Innocenza è il fanciullo e oblio, un nuovo inizio, un giuoco, una ruota ruotante da sola, un primo moto, un sacro dire di sí.
Sí, per il giuoco della creazione, fratelli, occorre un sacro dire di sí: ora lo spirito vuole la sua volontà, il perduto per il mondo conquista per sé il suo mondo.
Tre metamorfosi vi ho nominato dello spirito: come lo spirito divenne cammello, leone il cammello, e infine il leone fanciullo.
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