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Monday, November 12th, 2007
Alla fine è stata la solita, triste domenica di ordinaria follia.
E’ stato gravissimo l’assasinio di un giovane tifoso laziale colpevole solo di trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato, ma certamente è stato ancor più grave la strumantalizzazione della sua morte da parte di bande organizzate che non han perso tempo a mettere a ferro e fuoco numerose città italiane, soprattutto Milano e Roma, e a mettere in pratica una vera e propria caccia allo “sbirro” e al giornalista.
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Monday, November 12th, 2007
Sono le otto, è appena terminata (con un po’ di anticipo, visto che il posticipo serale è rinviato) la giornata di calcio. E’ stata più che altro una giornata di cronaca, visto che l’incolpevole e sfortunatissimo Gabriele, tifoso della Lazio, è stato colpito e ucciso da un proiettile, in un parcheggio di un Autogrill vicino ad Arezzo, mentre la polizia interveniva a causa di una rissa tra tifosi juventini e laziali. Ogni domenica centinaia di tifosi si muovono per seguire la propria squadra e lungo le autostrade inevitabilmente si incontrano, è capitato anche al sottoscritto: gli Autogrill di domenica sono sempre presidiati.
La dinamica dell’inspiegabile incidente rimane tutta da spiegare: comunque prima cosa che possiamo dire è che se non ci fosse stata una rissa tra tifosi, Gabriele sarebbe ancora qui.
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Wednesday, February 7th, 2007
Provvedimenti adottati d’urgenza dal governo per far fronte alla drammatica situazione calcio. Spero siano seri e severi. Tuttavia volevo provare a fare qualche riflessione sulla situazione così come è ora e dirvi che in ogni caso casi come quello di Catania e tanti altri che lo hanno preceduto nel silenzio e nell’oblìo sono evitabilissimi anche col sistema attuale, in attesa della rivoluzione all’inglese che sarebbe sacrosanta e tutti ci auguriamo (in breve: gestione DIRETTA dell’impianto da parte delle società quindi responsabilità DIRETTE delle società per sicurezza, danni provocati, ammodernamenti, ecc).
Talmente facile: se ci rimette, tanto, del suo, la società i violenti trova il modo di tenerli fuori. E, nell’ambito della legalità, usa gli strumenti e le risorse a sua disposizione per farlo, senza gravare sul povero contribuente, che paga indirettamente ogni domenica i danni degli ultras, mentre gli ultras no perchè sono tutelati e sovvenzionati dalle società. Le punizioni sono ridicole, i controlli scarsi, le facce da teppisti sempre le stesse.
Vorrei chiarire bene che il tifo organizzato è bellissimo, se non sfocia in violenza o razzismo, perciò a tutti i club che sostengono la propria squadra senza causare danni, e sono sicuramente la maggioranza, va il mio pieno appoggio.
Con gli strumenti che si hanno ora a disposizione però:
1. Il materiale pericoloso, gli striscioni offensivi e le armi improprie, già dovrebbe essere impossibile portarli all’interno. Perchè i controlli agli ingressi ci sono, io vengo perquisito sempre, perciò non posso portare con me nemmeno una bottiglia d’acqua. E quindi… il materiale è già dentro lo stadio! Pensa che boiata: la partita è alle tre, alle undici lo stadio è vuoto, entrano in cinquanta poliziotti, ripuliscono tutto. E tutto quello che trovano che non deve star lì, lo sequestrano. Nessuno può impedire alle forze dell’ordine di fare questa semplice operazione preliminare!
Se non trovano materiale proibito e questo compare misteriosamente poi, qualcuno l’ha nascosto. Semplicemente, la società è responsabile. Multa salata e squalifica del campo. E per questo penso non servano leggi speciali.
2. E’ evidente che essere severi è facilissimo, costa poco ed è molto utile. Se il calcio diventa il pretesto per fare violenza, lo fermiamo, nell’attesa che chi l’ha usato per far violenza mediti e si ravveda. L’arbitro ha già il potere di sospendere immediatamente la partita in caso di manifestazioni di intolleranza o di razzismo, o incidenti sugli spalti. Il quarto uomo segnala, l’arbitro …triplice fischio! e tutti a casa. La società ci perde (multa e squalifica, oltre alla figura di merda col pubblico onesto che sarà inferocito, e con le tv!) e quindi avrà molto a cuore il fatto che questo non si ripeta. Quante partite avrebbero dovuto essere sospese, o nemmeno iniziate, ma sono state giocate lo stesso? Le norme per sospenderle ci sono già. Purtroppo l’arbitro a volte è ostaggio indifeso degli interessi delle società, a volte invece è connivente. Problema non da poco.
3. I “tornelli” sono già obbligatori: perchè non sono stati installati? Qual è la difficoltà? Il costo? Ma andiamo, costano meno dello stipendio mensile di Ronaldo… biglietto nominativo, una fotocellula lo legge: se sei un diffidato, il tornello (specie di porta girevole) non si apre e quindi non entri, sei ingabbiato, ti arrestano. E la diffida si allunga. Come verificare se il biglietto è in mano alla persona giusta? Documento d’identità subito prima di accedere al tornello. Senza documento? non entri. Come in aereo, senza documento non parti.Tempo richiesto: 10 secondi. Sei malato e a vedere la partita ci va tuo fratello? Aggiornamento comodo da casa via internet entro le ventiquattro ore precedenti “sono tizio, in possesso del biglietto numero x, lo cedo a caio, il biglietto x corrisponde ora a caio e non più a me”. Comunichi il cambio di nominativo e il tornello elettronico sa che entra tuo fratello e non tu. La mattina alle dieci la società ha un elenco completo di quelli che possono entrare e quelli che non possono entrare.
Tengo a precisare che dovrebbe essere già così.
Ogni novità in senso inglese è gradita. Se tutto va a regime non ci sarà nemmeno bisogno di controllare l’identità, perchè la società pagherà salato per i danni che fai, e se durante la partita farai qualcosa di sbagliato, gli steward pagati dalla società ti preleveranno (non sarai armato perchè ti avranno debitamente spogliato prima di entrare, e avranno guardato bene che nel loro stadio non sia entrato niente di pericoloso) e accerteranno con comodo la tua identità in seguito.
Mi pare non ci sia niente di difficile, e finalmente potremmo goderci lo spettacolo in santa pace. Uno stadio, il campo, la tua squadra, lo sport… è un bel modo di passare il tempo, cazzo. Possiamo farcela anche in Italia, a godercelo senza spendere milioni di euro ogni domenica per colpa di pazzi furiosi? e finalmente riprendere a parlare di sport, di azioni di gioco, di giocatori?
PS: ha ragione Amato: le correnti contrarie alla severità saranno molte. Bisogna resistere, è la volta buona ne sono convinto. Per i vantaggi che ne seguiranno, val bene la pena di saltare qualche domenica adesso…
Monday, December 18th, 2006
La trasferta di ieri a Rovigo non è stata molto fortunata: abbiamo perso, e perso malamente. (Per chi non la conoscesse questa è super giù la cronaca della partita). Con questo post voglio invece fermare -almeno nella mia memoria- alcuni momenti e relative impressioni, suggestioni, che ho vissuto al freddo e sotto la piogga assieme ad altri 1700 sciagurati ferraresi. C’era gente di ogni età, tendenzialmente molti giovani (20-35) più caldi e rumorosi, ma anche diversi signori anche un pò in là (65-70), più silenziosi, avvolti nella sciarpa di lana biancazzura e con l’ombrello sempre aperto (anche quando non pioveva).
Nonostante il tempo davvero infelice, l’atmosfera era davvero piacevole. Accalcati sugli spalti montati per l’occasione, ci si sente davvero un corpo unico, si vive la partita condividendo emozioni e speranze.
Quando Garba ha segnato il gol del pareggio, la gradinata è esplosa in un boato e, voltandoci verso la curva dei rovigoti (si dice rodigini, lo so), abbiamo prontamente cominciato a gesticolare (e vi lascio immaginare). Stavamo ancora urlando improperi (i più fini: ciapà su e porta a cà, i meno fini: buon natale merde!) quando ci hanno rassato con il secondo gol …bruciava, cavolo se bruciava! “Iss l’hà cazà in cal post, vaca so màdar” ha esclamato con distinta signorilità il saggio vecchio al mio fianco. In quel momento mi sarei comprensibilmente sotterrato: una roba da chiodi.
Da qual momento in poi, per una parte dei nostri tifosi non c’è più stata partita, non la consideravano più. Molti (in realtà 30-40, comunque troppi) si sono spostati verso i bordi del campo il più possibile in prossimità della curva avversaria. Scandivano “di questa - partita - non ce ne frega un cazzo“.
Da tifoso immerso nella curva ho cominciato ad estraniarmi. Pensavo: “Ma come non ce ne frega un cazzo!? Perchè non ce ne deve fregare un cazzo? Se non ce ne frega della partita che siamo venuti a vedere, di che cosa ce ne frega?“.
Alcuni dementi calciavano le ringhiere (producendo oltretutto fastidiosi rumori) e avendo le scarpe infangate lanciavano dentro il campo goccioloni di malta che finivano sulle giacche dei giovani raccattapalle a bordo campo e di altri addetti in servizio. Mi domando perchè, a che pro, a cosa serve, quale utilità hanno simili comportamenti?
Sempre gli stessi dementi tentavano di sembrare uomini veri “vieni qua a dirlo!” o “ci vediamo fuori“. Un’altro ubriaco gridava “guardatevi, fate schifo“, e il primo pensiero era “ti sei visto!?“.
Fin qua potrebbe essere solo l’epilogo di una giornata pittoresca, triste per la sconfitta ma tuttosommato ridicola; invece è solo il prologo di un pomeriggio scaigurato, incivile e infine violento.
Persa la partita si torna a casa. Oppure no, si ribalta un pattume e si lanciano gli oggetti verso la tribuna. Le cariche della polizia sono l’artimetica conseguenza, i lividi e le teste rotte la conclusione.
Bene è giusto così. Bisogna fermare questa gente. La polizia deve fermare questa gente.
I tifosi veri devono aiutarla!
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