“Dipende da quello che si dice”

enri.jpgIl nuovo presidente della Camera (la terza carica dello Stato, “micacazzi”, come si suol dire) aveva cominicato male. Non mi riferisco ovviamente al suo passato, ai suoi elogi ad Almirante e ad altri dirigenti Missini, quanto alla sciagurata comparazione fra i fatti di Verona e le contestazioni di Torino.
Oggi in Aula nelle sue vesti ufficiali dal banco della presidenza l’ha detta grossa.
Per due volte in due settimane. Non un buon segno.
Di Pietro, nelle vesti di massimo esponente di uno dei tre partiti di opposizione, scandisce la sua relazione.
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Da destra arrivano i fischi e le urla, incessanti; le conosciamo.
Tonino si ferma e chiede al Presidente di gestire l’assemblea affinchè possa continuare a parlare.

Onorevole Di Pietro, lei non è nuovo di queste aule e sa che è naturale […] dipende unicamente da ciò che si dice

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Della deriva

Un insieme di considerazioni che mi premono, viste le vicissitudini vissute da questo Paese in questi ultimi mesi (anni?!?). è preoccupante davvero vedere sentimenti popolari con una base (si spera) sana rivoltarsi e diventare malsani, violenti e anti democratici. un piccolo elenco: muore Gabriele Sandri, ucciso per errore dalla polizia e a Roma si scatena l’inferno, questione rifiuti a Napoli e i blocchi degli abitanti di Pianura diventano una scusa per attaccare indistintamente e violentemente forze dell’ordine e di soccorso (vigili del fuoco) in primis e politici (l’episodio degli impiccati); i disordini di Cagliari e il fallito attentato a Soru, le proteste violente nei toni contro il Papa, pallottole che girano dirette ai fratelli Berlusconi, a De Bortoli, a Prodi, e in ultima all’assessore ferrarese Cavallini.
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Celentano: idee per la TV

marci.jpgIeri sera ho visto lo show di Celentano e mi è piaciuto.

Sia per quello che ha detto, anche se, nonostante siano cose giuste, voglio sottolineare che molte altrepersone la pensano in quel modo solo che non possono parlarne oppure se lo fanno non se li fila nessuno, perchè loro appunto non si chiamano Celentano.

Da sempre io penso e dico che bisogna fare sì una rivoluzione ma deve partire dalla gente… la gente unita e con degli ideali può cambiare tante cose anche il destino di un paese…
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C’ERA UNA VOLTA L’ITALIA…

marci.jpgC’era una volta l’Italia dei Partigiani, c’era una volta l’Italia di De Gasperi, c’era una volta l’Italia di Moro e Berlinguer, c’era una volta l’Italia del 68 e di Pasolini, c’era una volta l’Italia di Gaber e De Andrè, c’era una volta l’Italia di Enzo Biagi…

Oggi c’è un’ Italia violenta che opera nel nome dell’illegalità, del non rispetto di regole e persone, con accenni non più vaghi di xenofobia: un’ Italia di ultras e poliziotti esaltati, un’Italia di destra immorale e retorica serva del padrone Silvio Berlusconi, un Italia di sinistra persa dentro se stessa, un’Italia cattolica non libera, schiacciata dalle pressioni Papali, un’Italia che ha perso il senso di laicità e quindi di Democrazia, un’Italia che vende sogni di inutile consumo e l’orrore dell’insicurezza del presente e del futuro, un’Italia un tempo regina di cultura, oggi all’ultimo posto in Europa per istruzione e sistema universitario, (more…)

La democrazia è fragile, e a puntarci sopra troppe bandiere si sgretola

Cordoglio unanime del mondo della politica, del giornalismo e della cultura per la morte di Enzo Biagi. Tra i primi messaggi ad arrivare alla famiglia quello del capo dello Stato. “Scompare con Enzo Biagi una grande voce di libertà”, scrive Giorgio Napolitano ai familiari del giornalista, rendendo omaggio ad un “uomo di genuina ispirazione socialista e cristiana”, che per il suo “profondo attaccamento, sempre orgogliosamente rivendicato, alla tradizione dell’antifascismo e della Resistenza”, si era sempre schierato “in ogni momento in difesa dei principi e dei valori della Costituzione repubblicana”.
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L’aggettivo Democratico

enri.jpgSull’Unità di ieri, ho letto con grande interesse l’articolo di Gianfranco PasquinoIl partito democratico e l’aggettivo socialista“.

C’è in particolare un passaggio che mi ha spiazzato…

Sarebbe altrettanto corretto sentire dai proponenti della dizione «democratico» quale è il contenuto caratterizzante e innovativo di una terminologia così vaga, a meno che la vaghezza abbia obiettivi elettoralistici semplicemente numerici oppure non confessabili.

Dall’unico Professore (per cui sono ancora oggi comunque contento d’aver speso migliaia di euro in tasse universitarie) non mi aspettavo quest’uscita.
Sono l’unico a pensare che la principale divisione fra noi (sinistra) e loro (destra) stia proprio nel valore e nel significato, nel modo di intendere, nelle modalità di declinare e di vivere la parola democrazia e l’aggettivo democratico?
E non sono neppure troppo d’accordo sull’analisi storica e sulla definizione ottocentesca di socialista!
I partiti socialisti prima e comunisti poi, non erano nati per portare avanti i nuovi diritti dell’epoca? Non erano comunque figli dell’estremizzazione di concetti cardine delle grandi rivoluzioni: inglese, francese, americana? …allargamento del suffragio, i diritti degli schiavi (non ancora lavoratori).
Se è vero che il sistema dei partiti pare da sempre essersi generato a partire dalle fratture (le Cleavages di Stein Rokkan) di tipo sociale, economico o persino geografico, è impensabile oggi, che la frattura possa essere anche culturale?
Nell’era della politica come marketing, di Berlusconi, della Royal o della famiglia Clinton, in cui la rappresentanza e la rappresentazione politica si lega visceralmente a modelli antropologici e culturali che travalicano le classi d’interesse e le appartenenze geografiche, io credo non sia assurdo riportare al centro della politica la domanda “che cosa è democrazia” anzi lo trovo immensamente attuale.
Gli americani non possiedono il marchio esclusivo di partito democratico, i limiti del loro sistema sono, a noi europei, evidenti. Partendo dalla loro e dalla nostra esperienza, credo potremmo fare di meglio, di più, di nuovo.

ps: vi segnalo il contributo al congresso cui stanno (stiamo) lavorando come Giovani Ds. Siete tutti invitati a sottoscrivere il documento e l’iniziativa, a parteciparvi e a metterci del vostro.

Secondo me

simon.jpgQuando soggetti non direttamente coinvolti nella vita dei partiti, parlano di Partito Democratico, sembra quasi che Ds e Margherita stiano solo perdendo tempo. Vorrei provare a chiarire il perché penso che determinate sensazioni siano errate e perché credo fortemente in questo processo politico. Senza stare a citare filosofi, poeti, politologi e sociologi, provo a spiegare perché sostengo con forza questo progetto politico.

Se ci limitiamo ad analizzare i dati elettorali di Ds e Margherita alle elezioni politiche del 2006, potremmo già fermarci e dire: sì, facciamo bene. Ma i numeri in politica sono importanti ma non in assoluto, determinanti (sì, con i numeri governi, senza la partecipazione difficilmente si crea radicamento e quest’ultimo aspetto io lo reputo decisivo in ogni sfida). Non lo sono perché per i numeri due più due fa sempre quattro, e la politica ha bisogno di passione, la quale se la si analizza nel dettaglio può dimostrare come due più due possa fare sia tre, che quattro, che cinque. Perché la passione che serve a costruire questo ambizioso ed a mio parere decisivo per il Paese, deve essere la forza trainante di questo percorso politico. Parlare ai cittadini solo di numeri coinvolge prevalentemente nel momento in cui gli si parla di aumenti degli stipendi e di diminuzione del costo della benzina (ah, lo sciopero lo invertirei: proviamo a scioperare noi consumatori per 72 ore?). Quindi, non bastano i numeri.

I numeri de L’Ulivo nascono a mio parere, da una consapevolezza dell’elettorato: oggi più che mai le distanze tra Ds e Margherita sono ridotte allo zero (non giochiamo sui temi della laicità, tanti appartenenti ai Ds hanno la stessa idea di alcuni diritti civili che ha una parte di destra italiana e tanti esponenti della Margherita hanno un’idea molto più laica di tanta sinistra, diciamola tutta, la Margherita non è solo la Binetti, diciamola di nuovo tutta. Ecco, rispetto alle altre regioni penso che il rapporto Ds – Margherita sia migliore in Emilia-Romagna e quindi per noi emiliani difficili da comprender tante reticenze).

La riduzione a zero è data a mio parere dal fatto che la linea di condotta e di visione dell’esistente (un applauso caloroso alle ministre Pollastrini e Bindi), è pressoché la stessa. Vi sono alcune sfumature, è innegabile, ma tutte possono essere chiarite solo ed esclusivamente in un percorso politico quotidiano che ci veda assieme. Non è il solo amministrare quotidiano che mostra questo e che anche se da solo potrebbe bastare, i cittadini ne rimangono poco affascinati. E’ un qualcosa di più profondo. E’ una visione delle problematiche esistenti che si coniuga a sensibilità e strategie di risoluzione che sono in larga misura le stesse: dalle politiche sociali all’economia, fino ad arrivare ai temi ambientali e dello sviluppo scientifico e tecnologico. Anche qui si potrebbe dire: e la laicità e l’appartenenza al socialismo europeo? (more…)

 

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