Italia paese strano

luca.jpgL’Italia è un paese strano. Tutti si lamentano che c’è sempre troppo da pagare, che i soldi mancano, che le tasse sono sempre più alte: ogni volta che a fine mese bisogna “dare a Cesare quel che è di Cesare” gli italiani escogitano tutti i modi per non pagare o per pagare meno Cesare.
L’economia del “bel paese” negli ultimi anni è tutto fuorché eccellente, diversi problemi lo stato dovrà affrontare, con ripercussioni sulle famiglie italiane. E tutti si lamentano.
Le lamentele oramai sono cosa comune, forse perché parlare è più facile che ascoltare, capire e rimboccarsi le maniche; esse però sono sempre pur lecite, in particolare in uno stato democratico quale è il nostro, ma devono anche avere riscontro nella vita quotidiana di coloro che si lamentano. È meglio fare un esempio: se una famiglia si lamenta di non ”arrivare” a fine mese, la lamentela deve essere ascoltata dallo stato, ma questa lamentela perde tutto il suo significato se la stessa famiglia non “arriva” a fine mese perché spende i suoi soldi comprando tecnologia futile, vestiti da ipercostosi o altri oggetti non indispensabili.
Ritornando agli italiani, si sente sempre che “va male” (economicamente parlando ovviamente), ma appena si giunge a un periodo festivo, anche un semplice weekend, le strade si intasano e gli aeroporti si affollano.
Recentemente sono andato a Parigi e passeggiando per i boulevard mi sono accorto che la lingua che sentivo di più non era il francese, come era facile da supporre, ma l’italiano. Sono sicuro che così sarebbe stato in qualsiasi altra capitale europea, non forse con i livelli di Parigi, ma quasi. La stessa cosa mi è capitata in passato: persino in un piccolo paesino della Russia sono riuscito a incontrare italiani.
Altra cosa: non è solo attraverso la lingua che si riconoscono gli italiani all’estero, ma in particolare attraverso il modo di vestirsi e il modo di comportarsi. Chiedendo a un ragazzo di colore, intento a racimolare qualche soldo vendendo braccialetti, come facesse sempre a riconoscere gli italiani, mi ha risposto: “bello, begli occhiali, bel vestire” e poi “dolce e gabbana” riferendosi ai pantaloni. Ed è proprio così. Quando incrociavo un gruppo di ragazzi oppure una coppia sposata vestita con abiti firmati, questi non erano francesi, tedeschi, inglesi, americani, spagnoli, ma assolutamente italiani.
Con questo non voglio affermare che gli italiani non devono viaggiare, “arte” che considero fondamentale nella formazione dell’individuo, che senza il confronto con altri modi di vivere, rimane imprigionato nel proprio “cortile di casa”, non voglio affermare che gli italiani non devono vestire “firmato”, anche se mi preoccupa la diffusione del consumismo e di questo perbenismo apparente, nonché della superficialità, non voglio tanto meno generalizzare e considerare tutti gli italiani uguali, ma voglio sottolineare che non ha senso lamentarsi di avere pochi soldi, di vivere in un paese dove l’economia fa fatica a riprendere (cosa vera purtroppo), se poi osservando il nostro modo di vivere e la nostra società appare tutto il contrario. Le lamentele devono essere fondate su basi forti e sostenute con i fatti, altrimenti sono solo polvere al vento.

 

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