Non sempre i fatti sono la realtà
di GIUSEPPE D’AVANZO su Repubblica del 14 maggio.
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Non so che cosa davvero pensassero dell’allievo gli eccellenti maestri di Marco Travaglio (però, che irriconoscenza trascurare le istruzioni del direttore de il Borghese). Il buon senso mi suggerisce, tuttavia, che almeno una volta Montanelli, Biagi, Rinaldi, forse addirittura Furio Colombo, gli abbiano raccomandato di maneggiare con cura il “vero” e il “falso”: “qualifiche fluide e manipolabili” come insegna un altro maestro, Franco Cordero.
Di questo si parla, infatti, cari lettori - che siate o meno ammiratori di Travaglio; che siate entusiasti, incazzatissimi contro ogni rilievo che gli si può opporre o soltanto curiosi di capire.
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Ieri ho letto su “L’espresso” come è cambiata la vita di Roberto Saviano dopo la pubblicazione del suo ormai celebre libro “Gomorra”, in cui il giovane scrittore attacca apertamente la mafia. In realtà è gia da molto tempo che questo giornale dà ampio spazio a Saviano e credo giustamente, perché la sua parola deve essere divulgata più ampiamente possibile. La cosa che deve essere messa in evidenza è rappresentata dal fatto che dopo l’uscita del suo libro, e più precisamente dopo il suo successo nazionale, lo scrittore napoletano è costretto a vivere sotto scorta ventiquattro ore su ventiquattro, specialmente se si trova a Napoli, tanto che ormai preferisce rimanere segregato in casa “a leggere e scrivere”. Questo perché la mafia ha espresso il suo verdetto e, come è uso negli ultimi decenni, esso sarà eseguito anche se dovessero passare vent’anni: una fatwa!! E cosa fa Saviano di fronte a tutto questo?? Sorride. Sorride semplicemente. 
