D’Alema e i matrimoni gay

berto.jpgNon avendo scritto io il post, riporto solo parte della dichiarazione di D’Alema e tutti i commenti fuori tema al precedente post di Davidino (cancellandoli anche da li), in modo di “sedare” discussioni inutili per uno stupido OT.

È un D’Alema che non t’aspetti, quello che ieri mattina, nell’Aula magna dell’istituto tecnico «Cristoforo Colombo», parla per due ore con i ragazzi. Tema del dibattito: i giovani e i partiti. Il ministro degli Esteri si apre molto con gli studenti, li preferisce chiaramente ai giornalisti. E dice cose forti. Racconta loro del fulminante incontro con il cardinal Martini a Gerusalemme («Io non sono cattolico, ma avverto il fascino della fede e il cardinal Martini ti comunica il senso di questo fascino…»).

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San Valentino

enri.jpgNon sopporto più, in alcun modo, la piega che sta prendendo il dibattito sui DICO.
Trovo vi sia sull’argomento una ipocrisia totale, tanto vergognosa quanto inspiegabile.
I DICO sarebbero un attacco alla famiglia!? Mi si può spiegare in che modo e in che misura!?
Ma che diavolo stiamo dicendo?
Premessa: la famiglia nella sua forma istituzionale del matrimonio è già in crisi.
Una crisi profonda, frutto di effetti combinati da cause prima economico-sociali e poi anche culturali. E forse, in questo senso, per creare le condizioni di una stabilità nei rapporti affettivi più che di DICO vi sarebbe bisogno di politiche a tutela della persona prima ancora che della coppia (il tema della precarità nel lavoro è fra le cause della precarietà nella vita).
Posso essere contro le forme light di matrimonio, ma allo stesso tempo credo che
proprio a
partire
dalle forme
soft si possano
rivalutare le
forme hard
proprio a partire dalle forme soft si possano rivalutare le forme hard.

Se volessi fare un discorso visceralemente cristiano, potrei parlare di amore come droga, come sostanza invasiva, permeante e totalizzante.
Potrei parlante come di una cosa che si autosostanzia, si autolegittima, che si rende in se necessaria. Una di quelle cose che una volta provata renda implausibile il farne a meno.
E allora perchè non somministrare non solo pesantemente ma anche leggermente, in ogni quando e in ogni dove, in massicce dosi e in piccole pillole, affetto, condivisione, socialità, o -in una parola- amore?
Perchè no?
Che male può fare?

Tutti i Diritti dell’Amore

enri.jpgPer chi ancora non lo sapesse, per Benedetto XVI -quindi per la chiesa tutta- la discussione intorno alle nuove forme di unioni civili (PACS) è in sè una minaccia «contro la struttura naturale della famiglia, fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna».
E’ una cosa che va ripetendo pedissequamente sin dai primi tempi del suo cardinalato.

Ebbene la cosa che più mi disturba è non sentire voci discordi all’interno del mondo cattolico. Volente o nolente, vuoi per esperienze personali, vuoi per imperativi sociali e culturali, la mia educazione ha in sè una forte componente cristiano-cattolica, e proprio a partire da questa, ossia dagli insegnamenti della mia catechista, dei miei capi scout, dei miei insegnati di religione, mi sento di dover non solo dissentire, ma anzi di affrontare diversamente questo tema.

Perchè mi sembra stupido soffermasi sulla forma dell’amore più che sulla sostanza.
Come recita il sottotitolo del monumento cinematografico in testa alla mia personale topfive dei migliori film di tutti i tempi (”Chasing Amy“), il nocciolo della questione “It’s not
who
you love,
It’s how
It’s not who you love, It’s how
“. ( la traduzione per sappiamo tutti chi: non è chi ami, è come.)

Trovo che il più grande ostacolo alle discussioni sulle “nuove forme di famiglia” sia da individuarsi nei tabù sulle “diverse forme dell’amore”, e quindi nel vizio di intendere implicitamente la famiglia tradizionale come unico punto di riferimento sessuale.

Ma socialmente e quindi politicamente, il problema della famiglia -quale cellula fondante della società- non è da subordinare ai diritti e alle libertà sessuali!
La famiglia socialmente intesa, è il nucleo centrale della solidarità, dell’assistenza, dell’educazione… Se vogliamo continuare a pensare ad una società che cresce i figli, tutela i genitori, protegge gli anziani in un contesto di amore e di -passatemi il termine da mammoletta- calore umano e non in strutture statali e in istituti professionali specializzati, allora dobbiamo trovare (o semplicemente accettare) nuove forme di convivenza fra le persone e incentivarle.

La mia famiglia sono le persone con cui sto e con cui sto perchè sto bene!” mi diceva l’altro giorno Simo Merli, e ha ragione.
Ieri ho litigato con Shany su questo, le ho detto che non trovavo assurda l’idea di poter pensare ai miei amici più vicini -maschi e femmine quindi a prescindere dalle relazioni sessuali- come alla mia famiglia, alle persone cui vorrei stare vicino nelle difficoltà e con cui vorrei condividere le soddisfazioni, con cui crescerei i miei figli come io crescerei i loro.

Oggi questo discorso potrà suonare assurdo, ma in un mondo cosi flessibile e precario (dal punto vista del tempo, degli spazi e delle risorse) queste sono cose di cui dobbiamo parlare, se non vogliamo che i bambini crescano fuori casa, figli della scuola ma anche della strada, se non vogliamo che gli anziani vengano abbandonati nei ricoveri, insomma se non vogliamo generazioni di persone sole.

 

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