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Wednesday, January 23rd, 2008
Sogno un bel finale, come nelle partite vinte all’ultimo.
Sono ammirato dalla decisione di andare in Parlamento, di tenere duro, di volerci provare. Davvero, non penso l’avrebbero fatto tutti. Mi dà soddisfazione vedere il presidente chiedere di rendere conto lì di una decisione assurda e palesemente infame, sleale. Una volta tanto, non dal Vespa provato corrotto e corruttore e compiacente. No, vogliamo vedervi bene. Non possono andarsene così, senza metterci la faccia, dopo due giorni in Campania a telefoni spenti a trattare chissà con chi. Bravo Romano, potrà non servire a nulla, ma se nella politica e nelle sue mille facce c’è anche l’orgoglio e la grinta, questa per me lo è.
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Wednesday, November 14th, 2007
…prendo spunto da un vecchio post di enrico
…
ho scoperto di recente che in inglese (almeno qui in USA) “cleavage” si riferisce (anche) al “decollete” delle signore… francamente, rimango perplesso, ma mi diverte giocare con le parole e pensare che i partiti politici nascano in base alle diverse valutazioni che si possono dare alle scollature femminili. …d’altra parte, qualche anno fa, quando la crisi della destra e della sinistra e` cominciata, e non si sapeva piu` cosa fosse cosa (vi ricordate la canzone di gaber ?), si discuteva pure se il culo fosse di destra e le tette di sinistra, o viceversa.
un po` per queste ambigue, ammiccanti confusioni, un po` perche` quando parlo in italiano mi piace usare parole italiane, lasciamo stare le “cleavages”, e parliamo spudoratamente di quali fratture caratterizzano la nostra societa`: come giustamente diceva enrico, bisogna individuare queste per capire su cosa i partiti devono far leva, per sbloccare la situazione sociale ed ottenere consenso politico.
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Thursday, November 1st, 2007
scusate, ma non ci provo neanche a farmi un’idea di quel che pensa la pancia del paese.
mi basta il mio mal di pancia, dovuto alla birra e alle alette di pollo fritte di ieri sera…
intro:
il post di enrico mi è piaciuto molto. è vero che alla fine l’integrazione è una fatto di rapporti umani, di relazioni, tra uomini e donne. è una cosa che si costruisce ogni giorno nelle strade e nei campi di calcio,e non in parlamento.
ma non è vero che non sia dal governo che ci si debba aspettare certe soluzioni: il governo (in senso lato: includendo altri poteri esecutivi tipo le amministrazioni locali) dà forma agli spazi, al contesto dell’interazione sociale. e il contesto è cruciale.
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Monday, August 6th, 2007
Scrivo questo post in risposta alla risposta al mio commento al post di Davide Nanni “MELE MARCE” quindi vi consiglio di andare a leggere il suo post, il mio commento e la successiva risposta del Nanni per poter comprendere appieno quello che sto per scrivere:
1- non capisco il senso di superiorità morale e intellettuale con il quale il Nanni sembra affrontare ogni discorso con chi dissente dalle sue opinioni; se non ricordo male esiste una simpatica filosofia detta “relativismo” secondo la quale le mie opinioni hanno pari valore delle sue, e nn esiste verità assoluta, ma forse il Nanni nn è proprio d’accordo cmq;
2-”poi non penso che la sinistra italiana sia morta caro alessandro….l’idea di difendere, dar voce e possibilità di decidere a tanti italiani che ancora vivono in condizioni di esclusione e indigenza, non mi sembra sia un’idea da poco….la storia di questo paese è stata fatta anche da milioni di donne e uomini che ai valori della sinistra credevano veramente e non penso sia giusto che l’idea di un mondo migliore finisca nella tomba con loro.”
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Tuesday, May 22nd, 2007
Ho letto con attenzione i testi che avete scritto sulle elezioni universitarie e proporrei una cosa: perché non andare oltre ai fatti accaduti (sicuramente deplorevoli) e non incominciare a comprendere il perché dentro le università siano così poco presenti e produttive le forze organizzate vicine alla sinistra o al centrosinistra? Secondo me è questo il problema. Non tanto che vincono gli altri, il problema è che perdiamo noi.
Nei pochi anni che ho fatto di università, luogo che ricordo con poca passione e soddisfazione, ricordo che coloro che la pensavano come me erano pressoché disinteressati a manifestare le proprie opinioni all’interno di quel contesto, vuoi per paura di etichettarsi, vuoi per timore di essere etichettati, o vuoi ancora per la non considerazione di “politica” anche quella universitaria. Manchiamo, non ci siamo, non riusciamo ad essere polo di attrazione verso coloro che gli interessi li hanno e che forse vorrebbero trovare un luogo, uno spazio in cui manifestarli. E poi, per quel che ho capito, nelle università come al governo, soffriamo di quella frammentazione frutto più di incapacità di stare assieme e discutere, che di reali posizioni alternative e differenti.
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