LIBERTA’

marci.jpgDa sempre penso al significato della parola libertà…

Da adolescente timido e impacciato credevo che essere liberi significasse poter fare tutte quelle cose che fanno quelli della tua età; non importava tanto il “che cosa fare” ma il “poterlo fare”…

Da studente universitario un pò cresciuto e un pò idealista in una Bologna che solo sette anni fa era ben più magica di adesso… oppure a renderla magica era il punto di vista dell’età intrecciato al contesto delle esperienze di allora… credevo che la libertà fosse quella di poter dire sempre la tua parola e di poter osservare spesso in analisi critica parole ed opinioni altrui, con il rischio di perdersi dentro se stessi all’inseguimento di certi miti… credevo anche che la libertà si misurasse in forme di trasgressione… più vai contro al sistema dominante, all’opinione generalista che detta i tempi all’ esistenza… più sei contro tutti e tutto più sei libero e puro…
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Celentano: idee per la TV

marci.jpgIeri sera ho visto lo show di Celentano e mi è piaciuto.

Sia per quello che ha detto, anche se, nonostante siano cose giuste, voglio sottolineare che molte altrepersone la pensano in quel modo solo che non possono parlarne oppure se lo fanno non se li fila nessuno, perchè loro appunto non si chiamano Celentano.

Da sempre io penso e dico che bisogna fare sì una rivoluzione ma deve partire dalla gente… la gente unita e con degli ideali può cambiare tante cose anche il destino di un paese…
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Tutti i Diritti dell’Amore

enri.jpgPer chi ancora non lo sapesse, per Benedetto XVI -quindi per la chiesa tutta- la discussione intorno alle nuove forme di unioni civili (PACS) è in sè una minaccia «contro la struttura naturale della famiglia, fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna».
E’ una cosa che va ripetendo pedissequamente sin dai primi tempi del suo cardinalato.

Ebbene la cosa che più mi disturba è non sentire voci discordi all’interno del mondo cattolico. Volente o nolente, vuoi per esperienze personali, vuoi per imperativi sociali e culturali, la mia educazione ha in sè una forte componente cristiano-cattolica, e proprio a partire da questa, ossia dagli insegnamenti della mia catechista, dei miei capi scout, dei miei insegnati di religione, mi sento di dover non solo dissentire, ma anzi di affrontare diversamente questo tema.

Perchè mi sembra stupido soffermasi sulla forma dell’amore più che sulla sostanza.
Come recita il sottotitolo del monumento cinematografico in testa alla mia personale topfive dei migliori film di tutti i tempi (”Chasing Amy“), il nocciolo della questione “It’s not
who
you love,
It’s how
It’s not who you love, It’s how
“. ( la traduzione per sappiamo tutti chi: non è chi ami, è come.)

Trovo che il più grande ostacolo alle discussioni sulle “nuove forme di famiglia” sia da individuarsi nei tabù sulle “diverse forme dell’amore”, e quindi nel vizio di intendere implicitamente la famiglia tradizionale come unico punto di riferimento sessuale.

Ma socialmente e quindi politicamente, il problema della famiglia -quale cellula fondante della società- non è da subordinare ai diritti e alle libertà sessuali!
La famiglia socialmente intesa, è il nucleo centrale della solidarità, dell’assistenza, dell’educazione… Se vogliamo continuare a pensare ad una società che cresce i figli, tutela i genitori, protegge gli anziani in un contesto di amore e di -passatemi il termine da mammoletta- calore umano e non in strutture statali e in istituti professionali specializzati, allora dobbiamo trovare (o semplicemente accettare) nuove forme di convivenza fra le persone e incentivarle.

La mia famiglia sono le persone con cui sto e con cui sto perchè sto bene!” mi diceva l’altro giorno Simo Merli, e ha ragione.
Ieri ho litigato con Shany su questo, le ho detto che non trovavo assurda l’idea di poter pensare ai miei amici più vicini -maschi e femmine quindi a prescindere dalle relazioni sessuali- come alla mia famiglia, alle persone cui vorrei stare vicino nelle difficoltà e con cui vorrei condividere le soddisfazioni, con cui crescerei i miei figli come io crescerei i loro.

Oggi questo discorso potrà suonare assurdo, ma in un mondo cosi flessibile e precario (dal punto vista del tempo, degli spazi e delle risorse) queste sono cose di cui dobbiamo parlare, se non vogliamo che i bambini crescano fuori casa, figli della scuola ma anche della strada, se non vogliamo che gli anziani vengano abbandonati nei ricoveri, insomma se non vogliamo generazioni di persone sole.

 

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