Wreck on the highway

enri.jpgPosto qui anche se forse un pò fuoriluogo…
L’altra sera penso di avere rivissuto una splendida -sebbene molto triste- canzone di Springsteen.
La prima cosa che ho fatto, tornato a casa, è stato metterla su e cercarne il testo.
Ogni volta che la ascolto questa canzone mi commuove.

Insomma, tornavo a casa da Migliarino dopo aver assistito ad un torneo di biliardisti quando nell’altra corsia della superstrada ho visto un’ambulanza.

C’era un incidente, una macchina uscita di strada in pessime condizioni.
Ho subito pensato “speriamo non sia morto nessuno” e come spesso tutti facciamo in presenza di una sirena ho compiuto gesti apotropaici (1 -2 - 3).
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Musica e Parole

enri.jpgI miei genitori mi hanno sempre raccontato di avermi chiamato Enrico come tale famoso Re d’Inghilterra, ma in me, il sospetto che il mio nome dipendesse in buona misura da quello del Segretario del PCI nel 1980 (anno della mia nascita), è sempre stato forte.
Forte come la prima canzone che ho imparato a cantare da bambino, senza naturalmente comprenderne le parole, e storpiandola come facevano il mio nonno fabbro e il mio nonno contadino: “? ? Bandiera rossa l’è culor dal vin, verzì la porta e fa passar Lenin! ? ?”.
Forte come la seconda canzone che ho adorato, senza (ancora una volta) comprenderne le parole (non sapevo l’inglese), “Born in the USA“; la Zia Lalla s’era fissata con Springsteen dopo aver assistito al suo concerto dell’85 a San Siro e da giovane nipote non potei non risentirne.
Io vengo da qui, vengo da queste canzoni, da questo incontro di musiche e di parole.
Voglio vedere il Partito Democratico così, come una canzone, la cui musica risuona da tempo nella testa di molti, e della quale noi oggi siamo chiamati a scrivere le parole.
Voglio vederlo come un’opera a più mani, una cosa plurale, nuova, una cosa democratica appunto.
Voglio vederla così perchè credo nelle persone, credo nella partecipazione e credo nella politica, e voglio avere la capacità di unire e non quella di dividere.
Che cos’è la Politica se non uscirne insieme, ricerca di un interesse non più particolare ma comune? E che cos’è di Sinistra oggi -come ha brillantemente suggerito Howard Dean- se non saper essere Noi superando l’essere solo Io?

Più se ne parla e più questo Nuovo Partito mi appassiona, e se potrà -come potrà- essere una sfida degna di essere accettata, se potrà -come potrà- guardare più al futuro e meno al passato, se potrà -come potrà- guidare la transizione di questo paese e riformarlo, se potrà -come potrà- cambiarne e guidarne la storia, in questo partito, io, ci voglio essere.

Voglio vederlo cosi, come una canzone, di cuore e di testa.
Una canzone partigiana, che incarni la moralità e la necessità del servire insieme una causa più alta, quella della democrazia, dei diritti degli uomini e dei fiori, delle opportunità, del lavoro e del futuro.
Una canzone che unisca diversi mondi e che sappia parlare a tanti, come a suo tempo sulle montagne. Quando non importava di chi eri figlio o da dove venivi, importava soprattutto chi eri tu e dove volevi andare, quando la storia delle persone ha saputo essere una risorsa e non un ostacolo.

La mia canzone per il Partito Democratico?
Non ho dubbi: Land of Hope and Dreams.

Spaces in between

enri.jpgLe diversità sono un dato di fatto.
L’insieme delle discrepanze, delle divergenze, delle inegulianze, delle imprecisioni, delle varianze -le stesse che rendono possibile la nostra evoluzione e quindi in senso lato il progresso- prefigura un quadro generale del mondo assai complesso.
Per muoverci in questo caos c’è da sempre toccato di imbrogliare, di fare un torto alla realtà. La spezzettiamo, la ritagliamo, la frammentiamo per renderla gestibile, osservabile, conoscibile. Ne prendiamo un pò per volta e ordiniamo i pezzi in gruppi e categorie.

I concetti e le categorie che adottiamo per osservare il mondo sono maledettamente importanti, e sono comunque il prodotto di una scelta.

Un mito concettuale già scientificamente sfatato e quindi culturalmente da rivedere è quello del maschio e della femmina. Ci hanno educati a pensare al nostro sesso in termini dualistici e mutuamente esclusivi. Niente di più falso.

La sessualità individuale non è binaria -o meglio lo è ma a più livelli- e comporta quindi sfumature e differenze che le categorie tradizionali non contemplano!
La determinazione sessuale è la somma o meglio l’incrocio di diversi tipi di sesso che non necessariamente e non sempre risultano coincidenti: il sesso genetico (xx - xy), il sesso gonadico (testicoli - ovaie), il sesso genitale (vagina - pene), il sesso gametico (ovuoli - spermatozoi), il sesso fenotipico (i caratteri sessuali secondari), quello ormonale e quindi cerebrale, e infine quello psicologico.

Nel nostro programma di vita (che sia il DNA) c’è scritto molto più di quanto vogliamo vedere; la nostra natura è ben più articolata di quanto ci vogliano far credere.

Ora mi chiedo: vogliamo cominciare ad aggiornare il nostro registro concettuale?
Vogliamo almeno sforzarci di vedere il mondo sempre più per quello che è e non per quello che -forse- vorremmo che fosse?

E come in Alta Fedeltà: “Grazie Boss…”

Well, you may think the world’s black and white
And you’re dirty or you’re clean
You better watch out you don’t slip
Through them spaces in between

Ps: segnalo un articolo curioso su internazionale di questa settimana.

 

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