Tutti i Diritti dell’Amore

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enri.jpgPer chi ancora non lo sapesse, per Benedetto XVI -quindi per la chiesa tutta- la discussione intorno alle nuove forme di unioni civili (PACS) è in sè una minaccia «contro la struttura naturale della famiglia, fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna».
E’ una cosa che va ripetendo pedissequamente sin dai primi tempi del suo cardinalato.

Ebbene la cosa che più mi disturba è non sentire voci discordi all’interno del mondo cattolico. Volente o nolente, vuoi per esperienze personali, vuoi per imperativi sociali e culturali, la mia educazione ha in sè una forte componente cristiano-cattolica, e proprio a partire da questa, ossia dagli insegnamenti della mia catechista, dei miei capi scout, dei miei insegnati di religione, mi sento di dover non solo dissentire, ma anzi di affrontare diversamente questo tema.

Perchè mi sembra stupido soffermasi sulla forma dell’amore più che sulla sostanza.
Come recita il sottotitolo del monumento cinematografico in testa alla mia personale topfive dei migliori film di tutti i tempi (”Chasing Amy“), il nocciolo della questione “It’s not
who
you love,
It’s how
It’s not who you love, It’s how
“. ( la traduzione per sappiamo tutti chi: non è chi ami, è come.)

Trovo che il più grande ostacolo alle discussioni sulle “nuove forme di famiglia” sia da individuarsi nei tabù sulle “diverse forme dell’amore”, e quindi nel vizio di intendere implicitamente la famiglia tradizionale come unico punto di riferimento sessuale.

Ma socialmente e quindi politicamente, il problema della famiglia -quale cellula fondante della società- non è da subordinare ai diritti e alle libertà sessuali!
La famiglia socialmente intesa, è il nucleo centrale della solidarità, dell’assistenza, dell’educazione… Se vogliamo continuare a pensare ad una società che cresce i figli, tutela i genitori, protegge gli anziani in un contesto di amore e di -passatemi il termine da mammoletta- calore umano e non in strutture statali e in istituti professionali specializzati, allora dobbiamo trovare (o semplicemente accettare) nuove forme di convivenza fra le persone e incentivarle.

La mia famiglia sono le persone con cui sto e con cui sto perchè sto bene!” mi diceva l’altro giorno Simo Merli, e ha ragione.
Ieri ho litigato con Shany su questo, le ho detto che non trovavo assurda l’idea di poter pensare ai miei amici più vicini -maschi e femmine quindi a prescindere dalle relazioni sessuali- come alla mia famiglia, alle persone cui vorrei stare vicino nelle difficoltà e con cui vorrei condividere le soddisfazioni, con cui crescerei i miei figli come io crescerei i loro.

Oggi questo discorso potrà suonare assurdo, ma in un mondo cosi flessibile e precario (dal punto vista del tempo, degli spazi e delle risorse) queste sono cose di cui dobbiamo parlare, se non vogliamo che i bambini crescano fuori casa, figli della scuola ma anche della strada, se non vogliamo che gli anziani vengano abbandonati nei ricoveri, insomma se non vogliamo generazioni di persone sole.

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One Response to “Tutti i Diritti dell’Amore”

Dario

Penso che sia Simo nel suo blog (con quell’intervento sulla solitudine) sia tu con questo post siate riusciti a rendere perfettamente un problema delicatissimo dell’Italia di oggi, che non si vede a una prima occhiata ma anche solo con un pizzico di attenzione in più si nota eccome; ed è talmente drammatico che è persin doloroso parlarne a volte. La destra non ne parla mai, forse ci crede un branco di mammolette. Uno dei discorsi che più mi ha avvicinato a questo partito è stato quello del nostro segretario nel 2002 a Modena, era uno dei primi che ho ascoltato, in cui lui ha messo l’accento proprio su quello, e con parole meravigliose di affetto sincero, secondo me, ha detto che l’impegno dei Ds doveva essere contro la solitudine, degli anziani, dei giovani, di tutti. Mi ha colipto molto. E allora, cosa conta la forma del legame di fronte ad un problema del genere? non abbiamo forse tutti il diritto di stare bene con qualcuno, se abbiamo la fortuna di trovarlo, senza preoccuparci di formalità, di inscrivere questo legame in qualche forma precostituita o imposta che assume siginificato nullo rispetto al contenuto di questo legame? E allora non abbiamo forse il dovere di promuovere qualunque cosa che possa creare delle relazioni positive tra le persone, in modo che non restino sole, senza curarci troppo di chi pretende che il mondo non cambi mai? Chi ha insignito qualcuno del potere di vietare ad amore, amicizia, carità, affetto di esprimersi in qualsiasi maniera?
Come al solito, ragazzi, ci troviamo d’accordo.
Chi chiude le porte di una casa di Dio ad un uomo che ha sofferto in un letto per gran parte della sua vita non credo promuova nessun sentimento evangelico.

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