In questi giorni, in occasione degli incontri congressuali che stanno progressivamente portando alla nascita del Partito Democratico, ho sentito spesso parlare degli aspetti che tale cambiamento dovrà migliorare, perché ritenuti negativi, e quelli di cui invece i compagni dovranno essere orgogliosi, frutto di una tradizione politico-sociale ricca di insegnamenti. Ma questa è un’altra storia. Non tesserò le lodi del nostro partito perché ritengo che questo genere di attività rientri nei difetti che il rinnovamento dovrebbe eliminare: l’essere autoreferenziali è il nostro più grande limite. Ci estraniamo dal mondo e da quelli che sono i problemi veri; perdiamo il senso della politica e ormai non ci chiediamo più quali siano le reali esigenze dei cittadini, se siamo in sintonia con il comune sentire. E’ forse questo tipo di presunzione che in quasi vent’anni ha portato il Pci, il Pds e infine i Ds a perdere progressivamente consensi? E’ forse questa la causa di un’impellente necessità di rinnovamento? Le parole mi escono a fiumi.
In realtà non sono nemmeno qui per fare ulteriori riflessioni sul partito nascente, tra l’altro a giochi fatti. Vorrei solo dire da giovane-adulta che sempre più spesso mi imbatto in eventi non concilianti con la mia passione politica. Quest’ultima, mi hanno insegnato, è al servizio del cittadino, dell’interesse pubblico e non un privilegio di pochi furbetti, cosiddetti colletti bianchi. Questo “andazzo”, sono certa, finirà per inghiottire la nostra società, trasportando con essa i giovani che, come me, amano l’arte del compromesso.
Da giurista, sono qui per esprimere grande rammarico per una legge che è stata votata quasi all’unanimità in Parlamento e che porta il nome del ministro Mastella. Detto tra noi, quando un provvedimento viene votato all’unanimità, come si direbbe in ferrarese, g’hè quel ac tragia. Ora tenterò di esporre i contenuti di questa legge vergogna, soprattutto evidenziandone le peggiori conseguenze, pur sapendo che molti lettori garantisti non saranno d’accordo. A loro dico subito che bisogna essere molto critici quando vi sono di mezzo libertà così importanti come quella d’informazione, mettendo sul piatto della bilancia (immagine simbolo della giustizia) l’interesse pubblico e quello privato.
Dunque, nella legge la principale novità è l’apparato sanzionatorio che punisce chi viola le norme contenute nel provvedimento anche con la galera. Si capisce immediatamente che i primi ad essere limitati nel loro lavoro saranno i giornalisti, in particolar modo i cronisti di giudiziaria. Se prima gli atti, quali verbali di interrogatori, perquisizioni e sequestri ecc. una volta consegnati all’indagato e al suo difensore, non costituivano documenti coperti da segretezza e per tale ragione liberamente pubblicabili (al massimo si rischiava una mini-multa pecuniaria per cui il gioco valeva la candela), ora si rischiano sanzioni da 10 mila a 100 mila euro, oltre all’arresto fino a 30 giorni.
Il punto è che, secondo quanto dicono le norme e seguendo il ragionamento logico, se questa legge fosse stata in vigore già in passato, noi altri cittadini, all’oscuro dei patetici e trasversali giochi di potere, non avremmo mai saputo delle vicende giudiziarie di certi soggetti, quali il buon Moggi, il caro Fiorani che derubava i correntisti Bpl, i furbetti Gnutti e Consorte che si arricchirono violando le regole, per non parlare di tutti gli altri: Pollari, Pompa, Mora e le vallette, ecc. ecc. . Insomma, di tutte le storie italiane, meglio conosciute come Vallettopoli, Calciopoli, Tangentopoli, e via discorrendo, noi cittadini non sapremmo nulla. Ma quel che più è grave, non avremmo mai avuto la possibilità di costruirci una nostra opinione, che prescinde dalla verità del giudice, quella giuridica appunto. Quest’ultima infatti non coincide sempre con la verità storica, quella dei fatti, perché intervengono tutta una serie di elementi che ne influenzano l’andamento. Pensate solo alle malefatte di B. : voi per caso siete così ingenui da pensare che solo perché i suoi innumerovelissimissimi processi siano caduti in prescrizione, tra l’altro grazie ad una serie di stratagemmi politici e giudiziari messi a punto dal suo governo, egli sia innocente? Credete davvero che sia perseguitato? Il punto è che, nonostante le sentenze abbiano un valore indiscusso (ironia della sorte, l’intera categoria dei giudici è stata attaccata ed offesa per cinque anni da B. dopo che lui stesso non ha mai pagato il suo debito con la giustizia, passandola sempre liscia proprio grazie a quegli stessi giudici), il popolo le deve rispettare ma deve anche potersi costruire una propria opinione. Tradotto: se sono il classico indeciso che intende decidere su chi votare alle prossime elezioni in base a taluni elementi, chiaramente, se dal confronto di due leader emerge che uno è pieno di guai con la giustizia e l’altro ha la fedina pulita, mi sarò costruito un’opinione già ben chiara.
Ma andiamo avanti. Le famose intercettazioni, pomo della discordia, rimarranno sempre e comunque top secret. Per chi non lo sapesse, proprio la registrazione di conversazioni ambientali e telefoniche, sono state il principale strumento di lotta alla mafia. Ma soprattutto costituiscono il miglior modo possibile per trasmettere la gravità del reato a chi le legge o le ascolta, insomma, potremmo dire che svolgono un’importante funzione educatrice. Sarebbe come vietare la trasmissione di quelle orrende immagini in televisione, personalmente sono molto impressionata dalla caccia alle foche, però è necessario che esse vengano viste, perché solo così potremo sentire la gravità del reato ma anche impegnarci personalmente per combattere il fenomeno.
Senza contare i procedimenti in forma di dibattimento (vedi Vanna Marchi, Cogne, B., Tanzi e Cuffaro): di essi, i fascicoli dei pm, in altre parole i capi di accusa, si potranno conoscere e pubblicare solo alla fine della fase di appello che, considerando la durata media dei processi in Italia, si quantifica in 10 anni. Pensate al pedofilo, vostro vicino di casa, che viene coinvolto in una vicenda giudiziaria. Certo, voi non sapete se egli sia colpevole o innocente, questo sarà il giudice a stabilirlo, ma di certo sapendo delle sue magagne giudiziarie sono sicura che terrete i vostri figli lontani da quel soggetto ed è un vostro diritto comportarvi di conseguenza! Ma con questa legge, voi in teoria non saprete più nulla fino alla fine del procedimento, mentre il presunto pedofilo continuerà ad agire indisturbato per altri 10 anni. Auguri…
Arrivo alle conclusioni. Di certo da una sinistra che prometteva nel suo programma di allargare la libertà di informazione, la mia sinistra di un governo che ho tanto desiderato, non mi aspettavo un colpo basso di queste dimensioni. In nome di chi? Di cosa? E perché? Tutte belle balle: intendo la privacy, la libertà personale. Certo, diritti sacrosanti ma solo di chi non ha nulla da nascondere, Sircana docet. Semplicemente grande, grande persona.
Sono convinta che l’opinione pubblica abbia il diritto di conoscere i fatti, costruirsi una propria opinione in relazione ad essi, poi sarà il giudice a stabilire una verità giuridica nella quale confluiranno altri aspetti (circostanze, tempi di prescrizione, testimoni, …). Chiaramente quest’ultima dovrà avvicinarsi il più possibile alla realtà dei fatti ma in alcuni casi le due potranno non coincidere, come spesso accade. Lo scopo del diritto è realizzare una dimensione che sia valida ed equa per tutte le persone coinvolte; le decisioni che vengono assunte devono essere rispettate per non sfociare in un regime anarchico in cui non sussistano regole, tradotto: una giungla nella quale l’unica legge che vale è quella del più forte.
Consapevole delle innumerevoli difficoltà in cui si trova ad operare questo governo e che qui non affronterò, poiché chi si loda si imbroda, mi aspetto e pretendo un’azione di governo progressista che sia veramente come si definisce e cioè democratico, senza chiusure e lesto ad accogliere le richieste dei cittadini. Mi aspetto al più presto una legge sul conflitto di interessi. Se B. riuscirà ad acquisire Telecom, tutti, e dico tutti, saremo responsabili di questo ennesimo regalo, nonché ennesimo sgarbo ai più comuni principi sui quali si basa una democrazia: la stessa persona non può creare le leggi e poi applicarle ai propri interessi. A quel punto, penso che dovremo fermarci a pensare: che tipo di politica stiamo facendo? Quali obiezioni potremmo mai muovere ai nostri avversari politici se i primi a favorire la legge del più forte, il dio denaro, saremo proprio noi? Credo che non sussisterà più alcuna differenza della quale vantarci.
antonio
cora,
ti ringrazio (e un poco anche no), perche` questa legge me l’ero proprio persa…
e sono per lo piu` d’accordo con te, nell’affermare che l’unico interesse che tutela davvero e` quello dei poteri che hanno interesse a restare nell’ombra.
per giunta, non mi vengono in mente poteri che abbiano invece interesse ad uscire alla luce del sole…dunque e` semplicemente la triste verita`: l’offuscamento della verita`, che non a caso mete d’accordo gli uomini di potere, dal primo all’ultimo.
l’unica critica che muovo al tuo intervento e` pero` indicativa del rischio che un’informazione completamente incontrollata puo` produrre: proprio l’esempio (assai infausto, secondo me) del pedofilo che hai fatto dimostra quanto inclini siamo a prestarci a caccie alle streghe…non ci vorrebbe davvero nulla, in assenza di rigide regole sull’informazione, a mettere in piedi campagne diffamatorio che avrebbero ben poco di democratico.
nel complesso, concordo con il tuo post, perche` credo che in italia non ci fosse bisogno di imbrigliare ulteriormente l’informazione, certo non nel modo in cui, leggendo il tuo post, mi pare di capire sia stato fatto. …ma ci tengo solo a puntualizzare che l’idea di un’informazione obiettiva e veritiera quando non sottoposta a vincoli mi pare un’utopia: l’informazione ha proprietari, ed interessi. ed in generale il pubblico non offre grossa resistenza a campagne diffamatorie, eventualmente appositamente orchestrate.
…ripensaci al discorso sui pedofili…
(scusate l’italiano: ho sonno)